Aeroporto di Erbil-Kurdistan iracheno: arduo gestire il traffico aereo civile sotto assedio dei jihadisti Mosul, Iraq – Dopo la conquista di Mosul nel 2014 Daesh staziona a soli 64 km di distanza dalla struttura

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(WAPA) – L’aeroporto internazionale di Erbil si trova nell’omonimo centro a 350 km a nord di Baghdad; situata nella regione del Kurdistan…… iracheno, la città è considerata la più antica ancora “Vivente” del mondo. Il suo nome curdo, Hawler, significa “Dove il sole è ancora venerato”, un luogo dunque arroccato sulla via della seta che congiunge l’Europa all’impero cinese e che prosperava irradiato dalla luce del giorno.
Il territorio in cui sorge Erbil nei primi giorni dell’agosto 2014 vide le avanguardie armate dei tagliagole dello Stato Islamico avanzare nelle zone desertiche a nord di Mossul, capitale dell’enclave curda in Iraq, e giungere ad una ventina di chilometri dalla città. Solo l’intervento dell’aviazione americana permise di bloccare l’offensiva.
Non è il primo aeroporto preso di mira dai miliziani, che hanno compiuto attacchi chimici contro lo scalo militare di Dayr az Zor, nella Siria orientale, accerchiato il perimetro di Kuwayris vicino Aleppo e di Al Nasiri sempre nello stesso anno.
La perdita del controllo di un aeroporto civile o militare complica notevolmente la capacità del governo centrale di organizzare un contrattacco. Infatti senza forze aeree schierate, i militari sono costretti da Baghdad a guidare per molte ore lungo autostrade poco sicure attraverso aree che sono spesso teatro di attacchi a sorpresa e imboscate via terra eseguiti con metodologie rudimentali, uno dei marchi di fabbrica dell’esercito del sedicente Califfato.
Gli scali sono dunque dei luoghi-chiave per il consolidamento di una strategia bellica come quella dello Stato Islamico che punta all’accentramento di alcuni poli che hanno tutte le caratteristiche di essere snodi e crocevia importanti; se occupati permettono infatti ai miliziani di controllare da una sola roccaforte ampie zone territoriali circostanti. Non bisogna dimenticare inoltre che negli aeroporti militari in particolar modo sono presenti contingenti di artiglieria, macchine da guerra e armamenti pesanti di cui può il terrorismo Daesh servirsi a suo piacimento una volta occupato il sedime.
In un mondo multipolare fatto di alleanze aleatorie e variabili, lo Stato Islamico ha saputo sfruttare i conflitti tribali, finanziati da vari sponsor statali, che sconvolgevano una vasta regione facendo leva sulle debolezze dei suoi delatori.
Nel fare questo Daesh si è trovato ad affrontare vari nemici tra cui gli eserciti siriani ed iracheni, il Fronte Islamico, una coalizione di gruppi jihadisti, i ribelli siriani oltre che le milizie sciite e i peshmerga curdi, impegnati tutti sul loro fronte e scavati dalla corruzione interna.
Sullo sfondo della guerra civile in Siria e di un Iraq stretto nella morsa dell’intervento occidentale, non è stato difficile immaginare una rapida avanzata militare per l’esercito dei jihadisti, anche se oggi la situazione appare molto diversa.
Le difese di Erbil sono molto più potenti con forze militari curde in posizione per il contrattacco a Makhmour, ma lo stazionamento dei terroristi Daesh a soli 64 km dallo scalo crea enormi problemi gestionali.
Presentato come porta d’ingresso del Kurdistan al mondo, l’aeroporto è stato fino a poco tempo fa una testimonianza sfarzosa delle fortune della regione semiautonoma nel nord dell’Iraq. E’ diventato in fretta il canale per investimenti esteri e punto di snodo di una parte ancora sicura all’interno di un territorio oppresso nella morsa dei conflitti armati. Oggi 34 Paesi hanno la loro presenza diplomatica in Kurdistan, al contrario di appena 14 nel 2010, quando partirono i primi voli internazionali.
Dopo la presa di Mossul e le offensive dell’Isis, ora le forze speciali americane lanciano raid notturni segreti dall’aeroporto e gli arrivi internazionali hanno lasciato posto ad aerei-cargo militari: così il profilo di coloro che sbarcano ad Erbil è cambiato drammaticamente.
Con file di elicotteri Black Hawk parcheggiati sul piazzale e gli autogiro ultraleggeri in pattuglia del perimetro, la struttura somiglia molto più ad un avamposto militare: la zona è costellata di torrette da guardia mentre il personale di sicurezza è sempre all’erta, e solo i taxi ufficiali e i veicoli di governo possono avvicinarsi agli ingressi dei terminal di partenza.
E’ una sfida evitare che la presenza militare influisca sul funzionamento civile dell’aeroporto, soprattutto dopo che la società di gestione ha consegnato i vecchi edifici alla coalizione internazionale, i cui aerei caccia da attacco in costante movimento da e per la pista hanno reso la programmazione dei voli commerciali ancora più problematica.
Gran parte della security aeroportuale è gestita dal Asayish, il servizio di sicurezza interna curda, considerato competente anche se a volte brutale. Tutte le automobili dei viaggiatori sono controllate a vista, chi accompagna qualcuno all’aeroporto non può nemmeno entrare, ma deve fermarsi in una zona protetta ad un miglio di distanza dall’ingresso. I viaggiatori sono selezionati e sottoposti a rigide scansioni: è stato anche inaugurato un nuovo “Desk antiterrorismo” che opera controlli ancora più approfonditi su documenti di viaggio potenzialmente falsi o sospetti.
Nonostante le misure adottate, lo Stato Islamico è ancora una minaccia secondo alcuni esperti dato che potrebbe colpire con missili dalle basi irachene e siriane gli aerei civili dello scalo, di solito non dotati di sistemi di reazione ad eventuali attacchi.
Fortunatamente tali missili in genere hanno una gittata di breve durata e utilizzarli correttamente richiede una formazione specifica di cui i miliziani non godono.
Il reale impatto del timore di attacchi sull’aeroporto ha avuto una pesante ricaduta economica sullo scalo, che affronta un periodo di crisi e deve scongiurare la bancarotta. Il governo curdo che possiede Erbil, sta lottando per scongiurarne la chiusura mentre i prezzi del petrolio sono in discesa libera e rimane aperto un contenzioso di bilancio con Baghdad, senza contare i costi crescenti della guerra.

(Avionews)

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