«Giustizia per le 3 militanti curde assassinate»

Aggiornato il 03/05/18 at 04:40 pm


di Geraldina Colotti

Due anni dal tri­plice assas­si­nio di Sakine Can­siz, Fidan Dogan et Leyla Soy­le­mez, tre mili­tanti curde del Par­tito dei lavo­ra­tori (Pkk), uccise a san­gue freddo a Parigi il 9 gen­naio del 2013. Un omi­ci­dio ancora senza col­pe­voli, …… com­messo in una zona molto con­trol­lata vicino alla Gare du Nord, in rue Lafayette, 147, sede del Cen­tro di infor­ma­zione del Kur­di­stan. Un omi­ci­dio di Stato, secondo i mili­tanti curdi, com­messo dai ser­vizi segreti di Ankara (Mit).
Un anno fa que­sta pista si è fatta strada con forza, aumen­tando le pos­si­bi­lità di col­pe­vo­lezza dell’unico arre­stato, Omer Guney. Un video con­se­gnato agli inqui­renti e dif­fuso sul web mostra una con­ver­sa­zione pre­ce­dente l’attentato tra un uomo che si sup­pone sia Guney e due respon­sa­bili dell’intelligence turca. I tre par­lano di alti diri­genti kurdi da eli­mi­nare in Europa, di armi e sce­nari per rea­liz­zarli. La posi­zione del sospet­tato sem­bra evi­den­te­mente quella di chi prende orgini.
Guney ha sem­pre pro­cla­mato la sua inno­cenza e il governo turco ha sec­ca­mente smen­tito denun­ciando una «cam­pa­gna deni­gra­to­ria». In quel fran­gente sono cir­co­late ipo­tesi di diver­genze interne con una fran­gia dei curdi siriani con­tra­ria a Oca­lan. La regi­stra­zione evi­den­zia però anche la com­pli­cità dei ser­vizi segreti fran­cesi, che tene­vano sotto osser­va­zione l’Ufficio curdo, come con­ferma il sospet­tato ai suoi inter­lo­cu­tori. Un suc­ces­sivo docu­mento con­fi­den­ziale, pro­ve­niente dal Mit – un inca­rico di mis­sione per “il legio­na­rio” emesso due mesi prima del tri­plice omi­ci­dio e pub­bli­cato sul quo­ti­diano Sol (la sini­stra) – ha raf­for­zato la pista turca.
Guney si era intro­dotto nell’associazionismo curdo legato al Pkk avvi­ci­nando Sakine Can­siz. Sakine, fem­mi­ni­sta e figura sto­rica del movi­mento, nel 1978 aveva fon­dato il Pkk insieme ad Abdul­lah Oca­lan. Fidan Dogan era impe­gnata a livello diplo­ma­tico in Europa nel pro­cesso di solu­zione demo­cra­tica della que­stione curda. Leyla Say­le­mez era una gio­vane mili­tante che dedi­cava il suo tempo alle atti­vità con i gio­vani. Tutte svol­ge­vano atti­vità diplo­ma­tica in Europa con­tro l’inserimento del Pkk fra le orga­niz­za­zioni ter­ro­ri­ste. Il loro assas­si­nio era parso per­ciò un colpo por­tato alle trat­ta­tive di pace tra il lea­der curdo e il pre­mier turco Recep Erdo­gan.
«La ragion di Stato non pre­valga sul rispetto della vita umana e sui diritti dei popoli», ripe­tono oggi i curdi, tor­nando a chie­dere giu­sti­zia per le loro com­pa­gne uccise. L’inchiesta, però, sem­bra a un punto morto. Una roga­to­ria inter­na­zio­nale, inol­trata alle auto­rità tur­che da quasi un anno, resta senza rispo­sta. In Tur­chia è stata aperta un’inchiesta ma – denun­cia il movi­mento – le auto­rità non hanno con­di­viso nes­sun ele­mento con i giu­dici fran­cesi. D’altronde, Parigi non ha finora tolto il segreto mili­tare su infor­ma­zioni di intel­li­gence che per­met­te­reb­bero di far luce su aspetti impor­tanti del caso. «Nono­stante la per­so­na­lità delle vit­time e la gra­vità del cri­mine che ha scon­volto un intero popolo – scri­vono i curdi – né i fami­gliari, né i rap­pre­sen­tanti della comu­nità sono stati rice­vuti dalle auto­rità fran­cesi. Del resto, la Fran­cia ha con­ti­nuato ad avere rap­porti con la Tur­chia come se nulla fosse acca­duto». Il pre­si­dente Fra­nçois Hol­lande ha incon­trato a più riprese Erdo­gan, a gen­naio a giu­gno e a otto­bre, ma non ha sol­le­vato il caso. E men­tre i guer­ri­glieri curdi resi­stono a Kobane con­tro il Calif­fato, la comu­nità torna in piazza a Parigi per denun­ciare «la com­pli­cità di Fran­cia e Tur­chia» e per chie­dere nuo­va­mente a Hol­lande di «ado­pe­rarsi con ogni mezzo per iden­ti­fi­care, arre­stare e giu­di­care gli autori e i man­danti degli omi­cidi poli­tici».
Per Sakine e le altre, la prima con­fe­renza delle donne del Medio Oriente ha deciso di dedi­care il 9 gen­naio alla gior­nata con­tro i fem­mi­ni­cidi poli­tici. E in que­sta chiave scen­dono in piazza oggi anche in Ita­lia diverse reti di donne, da Bolo­gna a Roma. Nella capi­tale, l’appuntamento è dalle 13 alle 18 davanti all’ambasciata fran­cese (piazza Far­nese): «Per ricor­dare le com­pa­gne uccise, per difen­dere il pro­getto dell’autonomia demo­cra­tica, che è con­tro il sistema capi­ta­li­sta e patriar­cale. Un pro­getto di rivo­lu­zione sociale sulle pro­prie terre e un modello per tutto il Medio Oriente e oltre». Fonte: Il Manifesto.info
 

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