Minoranze iraniane: se la bomba non è solo quella dell’accordo sul nucleare


di Shorsh Surme

Non ha tutti i torti il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nel dire che l’accordo raggiunto sul nucleare iraniano legittimerebbe il programma nucleare della Repubblica Islamica e aumenterebbe “l’aggressione e il terrore” iraniani in Medio Oriente: che oggi…… la realtà vede l’Iran coinvolto in una sorta di guerra fredda con la Turchia e l’Arabia Saudita per conquistare la leadership dell’area. È’ quindi strano che il presidente Usa Barak Obama abbia espresso felicitazioni per il raggiungimento dell’accordo con l’Iran, affermando che si tratta di una “Storica intesa, che preverrà la bomba”. Dimentica il presidente Obama che il regime degli ayatollah di per sè è una bomba.
In Iran non esiste solo la questione nucleare, ma anche la violazione continua dei diritti umani e dei diritti delle minoranze.
I popoli dell’Iran sono diversi: persiani, arabi, armeni, azeri, beluci, qashai, turkmeni e curdi; quest’ultimi sono 9 milioni e vivono nel Kurdistan dell’Iran ( Kurdistan dell’Est); sono privati di ogni loro diritto, come il poter esercitare la loro cultura, la loro lingua e sfruttare autonomamente le loro risorse. Basti vedere la città più importante di Kermanshah (in curdo Kirmaşan), che è il capoluogo della Regione del Kurdistan dell’Iran e che si trova a 521 km da Teheran e a circa 80 km dalla frontiera del Kurdistan dell’Iraq (Kurdistan del Sud), alle pendici dei monti Zagroz, famosa per il suo enorme giacimento di petrolio e per la raffinazione dello zucchero, per la produzione di utensili e dispositivi elettrici. Lì si trova la raffineria di petrolio più grande dell’Iran, senza che il popolo curdo possa trarne benefici.
La lotta del popolo curdo in Iran risale agli inizi degli anni Trenta. Il 22 gennaio 1946 i curdi proclamarono in Azerbaijan la Repubblica curda di Mahabad, presieduta dal giudice Qazi Mohamed e sopravvissuta solo 9 mesi, in seguito al ritiro dei sovietici dall’Iran; la Repubblica di Mahabad fu eliminata dall’intervento iraniano. Una corte di “giustizia” militare iraniana condannò alla pena capitale Qazi Muhammad e alcuni dei suoi più stretti collaboratori e la pena fu eseguita per impiccagione in Piazza Cuarcera, al centro della città di Mahabad, esattamente il 30 marzo 1947.
E, secondo questa abitudine, il regime iraniano continua senza sosta le esecuzioni di massa.
Dopo la vittoria del neoeletto presidente cosiddetto “riformista” Hassan Rohani, sono state impiccate 870 persone solo nel 2014, tra questi moltissimi attivisti politici curdi, accusati di moharebeh (inimicizia con Dio). Di questa crimine nessuno parla. Altro che stare sereni, come dice il presidente Obama.

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