Kobanè. I Peshmerga resistono. Ma sono stati lasciati soli


di Shorsh Surme

Continuano i combattimenti a Kobanè, assediata da mesi dai miliziani dell’Isis: è dal 15 settembre scorso che i Peshmerga, provenuti dal Kurdistan Iracheno attraverso la Turchia, difendono la città di Kobanè del Kurdistan della Siria (in curdo Rojawa), resistendo all’assalto dello Stato islamico…….. Per i curdi la caduta di questa città significherebbe una perdita non solo per il popolo, ma per tutte le forze progressiste in Medio Oriente. Tragicamente lasciati soli in questa guerra che minaccia di inghiottire l’intera area e oltre.
Infatti la caduta di Kobane permetterebbe ai terrorosti dello Stato Islamico di controllare il confine del Kurdistan Iracheno e Siriano fino ad Aleppo al fine di garantire i collegamenti e le comunicazioni con le province irachene della zone del Triangolo sunnita e gestire con maggior facilità tanto i movimenti delle truppe quanto gli scambi commerciali in tutta la fascia settentrionale del “Califfato”.
I curdi sono oggi impegnati su due fronti, quello di Kobanè in Siria e quello di Jalawla, nella provincia curda di Kirkuk, nel Kurdistan dell’Iraq. Proprio due giorni fa, il figlio del segretario del Partito Socialista curdo (HSK), Hamay Haji Mahmoud, è stato ucciso mentre era a fianco di suo padre per difendere la cittadina curda dagli attacchi terroristici dell’Isis.
Nei ultimi due giorni sono stati uccisi più di 300 terroristi dell’Isis da parte dei Peshmerga. Le forze curde sono in attesa del via libera da parte del presidente della Regione del Kurdistan Irq., Massuod Barzani, per lanciare una massiccia offensiva volta liberare completamente la zona di Shingal dai criminali islamisti.
Proprio lunedì sono partiti per Kobanè da Erbil, capitale della Regione autonoma del Kurdistan, altri 150 peshmerga per dare il cambio ai commilitoni che erano lì dal mese di ottobre: giunti nei pressi della città, vicino al villaggio di Tel Sher e nella periferia occidentale di Kobanè, sono stati attaccati dell’Isis con cannoni, ma i Peshmerga hanno testé risposto con la propria artiglieria.
“Il nostro obiettivo è quello di cacciare definitivamente i criminali dell’Isis non solo da Kobanè, ma dal tutto il territorio del Kurdistan, sia quello siriano che quello iracheno”, ha affermato il generale curdo Hashim Serkawt. L’ufficiale non ha tuttavia nascosto la sua delusione per il fatto che nel mese di agosto è stata fatta la promessa da vari capi di governo occidentali, tra qui anche quello italiano, di rifornire i curdi delle armi per poter affrontare i combattenti dello Stato Islamico, i quali sono super equipaggiati: le armi migliori che possiedono sono state sottratte al demotivato esercito iracheno, che naturalmente sono di fabricazione americana e di ultima generazione.
 

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