Venti di guerra: tre messinesi nel contingente italiano in Kurdistan

soldatiitaliani

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di Gianfranco Pensavalli

Ci sono nove siciliani – di cui tre messinesi – nel contingente messo in campo dalla Brigata aeromobile “Friuli”, che l’Italia ha….

deciso di inviare nel Kurdistan iracheno per rafforzare il suo contributo alla lotta allo Stato Islamico.
Due dei 4 elicotteri NH-90 previsti sono già in teatro operativo insieme agli equipaggi e stanno effettuando attività di ambientamento insieme a parte del personale assegnato alle operazioni di “Personnel Recovery”, recupero di militari o civili in zone di combattimento, le cosiddette “aree non permissive”.
L’annuncio della partenza del contingente composto da 130 militari (incluso un plotone di fanteria aeromobile del 66° reggimento Trieste) e 8 elicotteri (4 elicotteri NH-90 e 4 AW-129 Mangusta) del 7° reggimento Vega ( di stanza a Rimini) era stato dato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti il 2 febbraio a chiusura del vertice degli Stati membri della Coalizione.
L’unità aeromobile rimpiazzerà in questo ruolo un reparto statunitense che però non disponeva di elicotteri da attacco.Truppe italiane in movimento anche alla Diga di Mosul dove è giunta una squadra di militari per effettuare ricognizione e presa di contatti con le forze curde che presidiano la grande infrastruttura in vista dello schieramento delle truppe che garantiranno la sicurezza al cantiere e ai tecnici della Trevi.
Si tratta di una squadra mandata in avanscoperta per raccogliere informazioni in vista dello schieramento del contingente”.
Il 15 aprile la tv satellitare al Arabiya e il sito al-Wartan News hanno invece riferito dell’arrivo presso la diga di “tecnici che provvederanno ad approntare un campo che ospiterà un gruppo di ingegneri della ditta Trevi il cui arrivo è previsto nelle prossime settimane”.
La forza militare italiana che sarà inviata dovrebbe essere composta di circa 450 militari Secondo quanto si apprende da fonti della Difesa, il team che ha compiuto il sopralluogo a Mosul è di stanza ad Erbil, dove è schierato il contingente italiano dell’operazione Prima Parthica.
Alcuni militari di questo contingente già da tempo stanno svolgendo attività di ricognizione presso la diga per esigenze di carattere logistico e operativo. Già nello scorso dicembre un primo ‘advanced team’ italiano si era recato a Mosul con questo scopo.
Fonti irachene hanno inoltre rivelato che i militari italiani forniranno la sicurezza all’intera area della diga mentre la protezione ravvicinata al personale italiano della Trevi sarà affidata a contractors della società britannica Pilgrims, presente da ben 12 anni in Iraq e che ha il 27 febbraio scorso ha visto rinnovata la sua licenza operativa dal Ministero degli Interni di Baghdad.
Il dispositivo militare che l’Italia sta mettendo in campo non sembra essere compatibile, neppure in termini finanziari, con il contratto ricevuto dalla Trevi di circa 300 milioni di struttura dovrebbero aumentare ma i lavori di consolidamenti inizieranno solo a settembre mentre resta da capire quanto davvero sia imminente la battaglia per la liberazione di Mosul, ancora sotto il controllo dell’Isis.
Il fronte dista meno di dieci chilometri dalla diga e se davvero l’attacco a Mosul venisse scatenato la prossima estate le truppe curde, combattive ma equipaggiate in modo leggero, potrebbero avere bisogno di un supporto di fuoco maggiore di quello assicurato dalle scarse incursioni aeree statunitensi e alleate.
Sembra quindi probabile che si prepari un nuovo ruolo nuovo per le forze italiane assegnate alla Coalizione, circa 850 militari (destinati a salire a 1.300 con le truppe destinate a presidiare la diga) finora impiegati solo in compiti addestrativi (esercito e carabinieri) anche se unità di forze speciali sono aggregate a reparti iracheni in prima linea mentre i velivoli dell’Aeronautica (un tanker KC-767A, 2 droni Predator e 4 bombardieri Tornado) operano sull’Iraq privi di bombe e missili.
Del resto Barak Obama, che da tempo preme per un maggiore impegno di Roma contro l’Isis, dall’Iraq alla Libia, ha “preteso” da Matteo Renzi l’intervento italiano presso la diga annunciandolo pubblicamente nel dicembre scorso e costringendo così un imbarazzato premier italiano a spiegare la nuova missione a “Porta a Porta”.
Fonte:messinaora.it

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