Perché la Turchia si rifiuta di combattere lo Stato islamico

Aggiornato il 03/05/18 at 04:40 pm


di Shorsh Surme

Guerra all’Isis. L’atteggiamento di un paese della Nato che aderisce al fronte «Amici della Siria». Con lo scambio dei suoi 46 ostaggi, ecco i veri motivi del no: il ruolo nell’addestrare gli islamisti e la paura di una rivolta curda……. La Tur­chia mem­bro della Nato, che da anni cerca di entrare nell’Unione Euro­pea, non par­te­ci­perà alla coa­li­zione inter­na­zio­nale per com­bat­tere i jiha­di­sti dello Stato isla­mico (Isis) e non con­ce­derà nem­meno l’utilizzo delle pro­prie basi di Incir­lik e Bat­man nel Kur­di­stan turco per i raid con­tro gli estre­mi­sti dell’Isis. Il rifiuto di Ankara era stato moti­vato stru­men­tal­mente dalla neces­sità di non com­pro­met­tere la sicu­rezza di 49 dei suoi cit­ta­dini ostaggi dell’Isis da quando hanno assunto il con­trollo della città di Mosul nel giu­gno scorso, ma se quelli dell’Isis aves­sero voluto ucci­dere gli ostaggi tur­chi l’avrebbero fatto. Invece sono stati libe­rati dopo 101 giorni. Per il quo­ti­diano curdo Kha­bat gli ostaggi sareb­bero comun­que rima­sti nella zona di Mosul, poi sono stati tra­sfe­riti due giorni prima della loro libe­ra­zione a Raqqa, «capi­tale» siriana dell’Isis, e infine rila­sciati al con­fine fra Siria e Tur­chia al valico di Tel Aba­yad, con­di­zione posta dai jiha­di­sti per paura di attac­chi dei persh­merga curdi.
I diri­genti di Ankara ven­gono accu­sati da varie parti, di aver adde­strato molti mem­bri dell’Isis prima in Siria poi in Iraq in chiave anti Assad, in realtà sono stati adde­strati per com­bat­tere i com­bat­tenti curdi del Kur­di­stan della Siria. Ora il governo turco non par­te­cipa alla coa­li­zione anti-Isis e ha cri­ti­cato le for­ni­ture di armi ai com­bat­tenti curdi ira­cheni (pesh­merga) che stanno per essere inviate da alcuni paesi dell’Unione Euro­pea (tra cui Fran­cia, Ita­lia e Ger­ma­nia). la Tur­chia teme che un giorno que­ste armi pos­sano cadere nella mani del Par­tito dei Lavo­ra­tori del Kur­di­stan, il Pkk, in lotta anche armata con­tro lo Stato turco dal 1980 per la libertà del popolo curdo di Tur­chia, e che da poco è coin­volto in un fra­gile pro­cesso di pace con Ankara. Le auto­rità tur­che, pur con­sa­pe­voli che i loro impren­di­tori stanno gua­da­gnando in que­sto momento milioni di dol­lari pro­prio gra­zie al governo regio­nale curdo che sta inve­stendo per la rico­stru­zione del Kur­di­stan dell’Iraq, insi­stono nel pren­dere le distanze, così che nel momento del biso­gno non sono stati dispo­sti ad aiu­tare il governo regio­nale curdo (Krg) nel respin­gere l’attacco dell’Isis nella regione. Tanto che il governo locale curdo sta rive­dendo la sua posi­zione verso Ankara. Nechir­van Bar­zani, il pre­mier del governo regio­nale curdo in un inter­vi­sta al gior­nale Haw­ler, ha infatti espresso la sua delu­sione verso la Tur­chia che rifiuta il suo soste­gno mili­tare ad Erbil, dichia­rando: «Ci aspet­ta­vamo un soste­gno più preciso».

La verità è che Ankara è coin­volta fino al collo sia nell’addestrare i mem­bri dell’Isis sia quelli del gruppo Jab­hat Al Nusra, senza dimen­ti­care che nelle due for­ma­zioni fon­da­men­ta­li­ste ci sono più di 900 mili­ziani che sono cit­ta­dini turchi.

Que­sta tesi viene con­fer­mata sia del video tra­smesso dalla Bbc su come ven­gono tra­sfe­riti i jiha­di­sti per poi mas­sa­crare la popo­la­zione curdo-siriana, sia dalla dichia­ra­zione del nuovo mini­stro degli esteri turco Mevlut Cavu­so­glu in un incon­tro con il suo omo­logo tede­sco Frank-Walter Stein­meier a Ber­lino: «La Tur­chia — ha detto — è deter­mi­nata nel voler inter­rom­pere il flusso di per­sone pro­ve­nienti dall’Europa e che usano il nostro ter­ri­to­rio per ade­rire allo Stato isla­mico dell’Iraq e del Lavante (Isis)» pre­ci­sando che «il governo turco è già in pos­sesso di una lista di sei­mila per­sone non gra­dite che sta cer­cando di rim­pa­triare». Una domanda sorge spon­ta­nea: ma que­ste per­sone come mai hanno scelto pro­prio la Tur­chia per pas­sare nella fila dei ter­ro­ri­sti dell’Isis? E di nasco­sto, un con­fine super blin­dato dall’esercito turco?

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