Perché la Turchia si rifiuta di combattere lo Stato islamico


di Shorsh Surme

Guerra all’Isis. L’atteggiamento di un paese della Nato che aderisce al fronte «Amici della Siria». Con lo scambio dei suoi 46 ostaggi, ecco i veri motivi del no: il ruolo nell’addestrare gli islamisti e la paura di una rivolta curda……. La Tur­chia mem­bro della Nato, che da anni cerca di entrare nell’Unione Euro­pea, non par­te­ci­perà alla coa­li­zione inter­na­zio­nale per com­bat­tere i jiha­di­sti dello Stato isla­mico (Isis) e non con­ce­derà nem­meno l’utilizzo delle pro­prie basi di Incir­lik e Bat­man nel Kur­di­stan turco per i raid con­tro gli estre­mi­sti dell’Isis. Il rifiuto di Ankara era stato moti­vato stru­men­tal­mente dalla neces­sità di non com­pro­met­tere la sicu­rezza di 49 dei suoi cit­ta­dini ostaggi dell’Isis da quando hanno assunto il con­trollo della città di Mosul nel giu­gno scorso, ma se quelli dell’Isis aves­sero voluto ucci­dere gli ostaggi tur­chi l’avrebbero fatto. Invece sono stati libe­rati dopo 101 giorni. Per il quo­ti­diano curdo Kha­bat gli ostaggi sareb­bero comun­que rima­sti nella zona di Mosul, poi sono stati tra­sfe­riti due giorni prima della loro libe­ra­zione a Raqqa, «capi­tale» siriana dell’Isis, e infine rila­sciati al con­fine fra Siria e Tur­chia al valico di Tel Aba­yad, con­di­zione posta dai jiha­di­sti per paura di attac­chi dei persh­merga curdi.
I diri­genti di Ankara ven­gono accu­sati da varie parti, di aver adde­strato molti mem­bri dell’Isis prima in Siria poi in Iraq in chiave anti Assad, in realtà sono stati adde­strati per com­bat­tere i com­bat­tenti curdi del Kur­di­stan della Siria. Ora il governo turco non par­te­cipa alla coa­li­zione anti-Isis e ha cri­ti­cato le for­ni­ture di armi ai com­bat­tenti curdi ira­cheni (pesh­merga) che stanno per essere inviate da alcuni paesi dell’Unione Euro­pea (tra cui Fran­cia, Ita­lia e Ger­ma­nia). la Tur­chia teme che un giorno que­ste armi pos­sano cadere nella mani del Par­tito dei Lavo­ra­tori del Kur­di­stan, il Pkk, in lotta anche armata con­tro lo Stato turco dal 1980 per la libertà del popolo curdo di Tur­chia, e che da poco è coin­volto in un fra­gile pro­cesso di pace con Ankara. Le auto­rità tur­che, pur con­sa­pe­voli che i loro impren­di­tori stanno gua­da­gnando in que­sto momento milioni di dol­lari pro­prio gra­zie al governo regio­nale curdo che sta inve­stendo per la rico­stru­zione del Kur­di­stan dell’Iraq, insi­stono nel pren­dere le distanze, così che nel momento del biso­gno non sono stati dispo­sti ad aiu­tare il governo regio­nale curdo (Krg) nel respin­gere l’attacco dell’Isis nella regione. Tanto che il governo locale curdo sta rive­dendo la sua posi­zione verso Ankara. Nechir­van Bar­zani, il pre­mier del governo regio­nale curdo in un inter­vi­sta al gior­nale Haw­ler, ha infatti espresso la sua delu­sione verso la Tur­chia che rifiuta il suo soste­gno mili­tare ad Erbil, dichia­rando: «Ci aspet­ta­vamo un soste­gno più preciso».

La verità è che Ankara è coin­volta fino al collo sia nell’addestrare i mem­bri dell’Isis sia quelli del gruppo Jab­hat Al Nusra, senza dimen­ti­care che nelle due for­ma­zioni fon­da­men­ta­li­ste ci sono più di 900 mili­ziani che sono cit­ta­dini turchi.

Que­sta tesi viene con­fer­mata sia del video tra­smesso dalla Bbc su come ven­gono tra­sfe­riti i jiha­di­sti per poi mas­sa­crare la popo­la­zione curdo-siriana, sia dalla dichia­ra­zione del nuovo mini­stro degli esteri turco Mevlut Cavu­so­glu in un incon­tro con il suo omo­logo tede­sco Frank-Walter Stein­meier a Ber­lino: «La Tur­chia — ha detto — è deter­mi­nata nel voler inter­rom­pere il flusso di per­sone pro­ve­nienti dall’Europa e che usano il nostro ter­ri­to­rio per ade­rire allo Stato isla­mico dell’Iraq e del Lavante (Isis)» pre­ci­sando che «il governo turco è già in pos­sesso di una lista di sei­mila per­sone non gra­dite che sta cer­cando di rim­pa­triare». Una domanda sorge spon­ta­nea: ma que­ste per­sone come mai hanno scelto pro­prio la Tur­chia per pas­sare nella fila dei ter­ro­ri­sti dell’Isis? E di nasco­sto, un con­fine super blin­dato dall’esercito turco?

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