Erdogan marcia sull’esercito Il premier turco limita il potere dei militari e avvia un piano di riforma.


di Antonella De Biasi

Il governo di Erdogan aveva già manifestato contrarietà per gli avanzamenti di carriera dei tre comandanti in capo, dato il loro coinvolgimento nell’affaire Balyoz. Circa un anno e mezzo fa, infatti, il quotidiano Taraf svelò il cosiddetto piano Balyoz, messo a punto da tre generali e approvato da un’assemblea di 162 militari per destabilizzare il Paese e rovesciare il governo Akp nel 2003, un anno dopo la prima vittoria elettorale nazionale di Erdoǧan.
Ciò ha portato all’arresto preventivo di circa 200 ufficiali con l’accusa di complotto. Tra gli arrestati, 14 ufficiali in attesa di una promozione nel Consiglio riunitosi ad Ankara in questi giorni.
LA VITTORIA SUI MILITARI. «Un villaggio non può avere due capi», ha commentato Bülent Arinç, vice primo ministro turco. Così il premier Erdoğan, seduto per la prima volta da solo al tavolo del Consiglio supremo militare, è riuscito a imporsi sull’esercito.
Molti analisti hanno parlato di un passo avanti per la Turchia, nel solco della liberazione dalla sua tutela autoritaria. Al termine dello Yas, sono stati nominati il generale Hayri Kivrikoglu a capo dell’esercito di terra, l’ammiraglio Emin Murat Bilgel a capo della Marina, il generale Mehmet Erten dell’aviazione e il generale Bekir Kalyoncu della gendarmeria. L’unico a non essersi dimesso in segno di protesta per le accuse all’indirizzo dei militari, il capo della gendarmeria Necdet Özel, è stato nominato capo di Stato maggiore dal presidente della Repubblica Abdullah Gül .

La nomina di Özel e la questione curda
Il generale Necdet Ozel.
In Rete, sul sito dell’agenzia curda Firat news, si trova un video che denuncia il coinvolgimento del nuovo capo di Stato maggiore, Necdet Özel, in un’operazione contro i guerriglieri del Pkk (il Partito dei lavoratori del Kurdistan fondato da Öcalan, nella lista delle organizzazioni terroristiche di Stati Uniti e Ue).
Il video dell’attacco, datato 1999, nel quale 20 guerriglieri curdi persero la vita nei pressi del villaggio di Ballikaya (Bilika), nel Sud est del Paese, a causa dell’uso di armi chimiche, è stato filmato da un soldato che partecipava all’operazione.
LA PROTESTA TEDESCA. La prima reazione a livello internazionale alla nomina di Özel è arrivata dalla Germania. Secondo i deputati tedeschi della Linke Ulla Jelpke, Andrej Hunko, Ingrid Remmers, Heidrun Dittrich, Harald Weinberg, «un generale che si è macchiato di tali crimini di guerra non può risolvere la questione curda».
In effetti, fonti vicine al partito curdo Bdp (il Partito della pace e della democrazia) hanno detto a Lettera43.it «di non essere assolutamente tranquilli in merito alla piega che prenderà il potere militare con questa nuova nomina. Essere a capo della gendarmeria in anni terribili per il Paese come quelli a cavallo del 2000, che hanno visto un duro scontro tra esercito e Pkk, non fanno ben sperare per una soluzione democratica della questione curda». Questione che si conferma un tema imprescindibile dell’agenda politica turca.

La sfida: una Costituzione giusta e condivisa
Forte del ruolo di primo piano avuto nella vicenda delle nomine, Erdogan ha ora la gestione di tutti i poteri dello Stato. Però l’esclusione dell’esercito dalla politica non vuol dire che automaticamente la lotta per la democrazia sia finita,è scritto su Milliyet, sebbene l’élite kemalista sia stata fortemente ridimensionata dal 2002, anno in cui Erdogan assunse la carica di primo ministro.
La prima Repubblica, fondata il 29 ottobre del 1923 sulle doloranti spoglie dell’Impero ottomano da Mustafa Kemal Atatürk, fu spazzata via dal colpo di Stato del 1960. Poi, nel 1971 e nel 1980, altri attacchi armati hanno decretato il potere dei militari fino ad arrivare al cosiddetto “colpo di Stato postmoderno” basato su forti pressioni del 1997, sempre proclamato in difesa della laicità e della democrazia.
Già nell’autunno dello scorso anno, un referendum chiamò la popolazione della Turchia a esprimersi su un pacchetto di riforme volte a emendare la Costituzione, mirate soprattutto a ridimensionare il ruolo dei militari. Erdogan si espose in prima linea, e ci fu una vittoria netta dei sì.
LA RIFORMA DEL CSM. Così si è avviato il lento indebolimento del potere militare: da qui la riforma del Csm (in turco Hsyk) e della Corte costituzionale. Grazie a questo, ora i militari possono essere processati in tribunali civili mentre i civili non possono più subire processi militari. È anche stata abolita l’immunità di cui godono gli esponenti dell’esercito responsabili del colpo di stato del 1980. Tuttavia, manca ancora una riforma organica della Costituzione, condivisa, giusta, che tenga conto della storia recente e delle lacerazioni interne al Paese.
Di sicuro, con questi fatti, un tassello alla volta, si è interrotta l’interpretazione dicotomica che dall’esterno si dava di questo Paese: Oriente-Occidente, laicità-religione, tradizione-modernità.

Fonte: Lettera43.it Venerdì, 05 Agosto 2011

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