Uccisione dei prigionieri per salvaguardare il potere dispotico degli Ayatollah dell’Iran

Aggiornato il 03/05/18 at 04:36 pm


di Mohsen Hamzehian

L’opinione pubblica mondiale, il 26.12.2010, non ha fatto in tempo a tirare un respiro di sollievo per la sospensione dell’esecuzione capitale dello studente curdo Habibollah Latifi,che parallelamente sono stati uccisi due prigionieri politici nel carcere di Evin. Il procuratore Capo della Repubblica Islamica, Gholam Hossein Ejehi, ha giocato in modo diabolico le sue carte: mentre il mondo intero, con tutto il popolo iraniano e curdo, richiedeva la scarcerazione dello studente, in silenzio ha eliminato due prigionieri politici. Uno dei due era molto noto negli ambienti politici iraniani (aveva scontato oltre 20 anni nelle carceri del regime islamico), Alì Saremi. La sua colpa è di avere fatto, nel 2008, un intervento pubblico in occasione dell’anniversario dell’uccisione di oltre 5000 prigionieri politici nell’estate 1988, nel cimitero di Khavaran (un cimitero nella parte del sud Est di Teheran, ove appunto sono sepolti una parte dei prigionieri in fosse comuni). La sua accusa ufficiale: “nemico di Dio (Mohareb)”. Mentre l’altro prigioniero ucciso, Ali Akbar Siyadat, è accusato di spionaggio: di lui non si hanno notizie.
Lo stesso giorno della sospensione della pena di morte di Habibollah Latifi, gli uomini del regime, aggredendo i membri della famiglia e i parenti presenti nell’abitazione della famiglia hanno arrestato oltre 20 persone!
Il regime della repubblica Islamica ha molta affinità con i regimi fascisti. La società nella sua totalità deve tacere di fronte ad ogni decisione del capo e in questo caso deve obbedire al giureconsulto (alla persona più saggia della terra), il quale a suo tempo risponderà solo a Dio. Tutto ciò garantito dalla presenza massiccia di gruppi di pressione militari e politici. Questi governo non accetta nessuna critica, anzi ogni critica viene repressa duramente e senza pietà (pensate all’accusa Mohareb = nemico di dio). Se il fascismo sottolinea la superiorità razziale, il regime islamico dichiara la superiorità della religione e del suo governo. L’attuale governo, credendo nella superiorità religiosa e politica, commette qualsiasi reato senza sentirsi obbligato di rendere partecipe la popolazione alla cosa pubblica. Qualsiasi protesta, anche la più moderata, comporta l’annientamento dei cittadini a prescindere dalla loro posizione sociale.
L’Iran è una prigione che si protrae da oltre 30 anni. Nel regime islamico il Dio assoluto è l’Ayatollah Alì Khamenei. I suoi collaboratori, come Mahmud Ahmadinejad, hanno creato un clima di terrore e di paura mai conosciuto in precedenza in Iran, neanche nel periodo di Tamerlano. Il regime islamico è uno dei pochissimi regimi al mondo che ingerisce nelle scelte private delle persone tramite la polizia . I capi del regime sono nemici giurati della gioia, delle comodità, dell’amore, dell’amicizia, dell’uguaglianza, della giustizia e della libertà. Un regime che facilmente uccide come se niente fosse, ma che al contempo difende il terrorismo dei suoi sicari, che hanno ucciso 249 persone all’estero dal 1979. Senza contare il supporto al terrorismo internazionale. La maggior parte di chi oggi è al vertice dello stato della Sharia, ha partecipato e ucciso in guerra, nelle repressioni, nelle torture e nelle esecuzioni capitali. Questo regime odia a tal punto i suoi sudditi, che quando li uccide non consegna la loro salma ai famigliari. Attualmente la presenza dei prigionieri politici nelle carceri in Iran è consistente, i giornalisti sono i primi ad essere in prigione, per aver scritto la verità, e ora rischiano la pena capitale.
Tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite dall’avvento del potere Islamico in Iran del 1979, hanno condannato il regime iraniano. Dal 2003 al 2010 per 8 anni consecutivi l’ONU ha condannato il regime islamico dell’Iran per violazione dei diritti umani. Negli ultimi mesi le organizzazioni internazionali dei diritti umani denunciano la facilità con cui vengono imprigionati gli attivisti dei diritti umani in Iran, tra loro le donne sono maggiormente discriminate. Le testimonianze dirette dall’Iran e anche le dichiarazioni delle organizzazioni dei diritti umani all’interno ed all’estero denunciano oltre 10.000 arresti dal colpo di Stato delle elezioni presidenziali del 2008.
Attualmente attivi sono i movimenti dei lavoratori, il movimento delle donne, il movimento dei giornalisti, degli scrittori, degli attivisti sindacali di molte aziende produttive, in crisi e chiuse, i movimenti degli studenti( milioni di studenti), il movimento degli avvocati( una parte di questi è in carcere per avere difeso i loro assistiti). Di fronte a questa pressione il regime, non potendo governare, uccide. Non dimentichiamo, nell’ultimo periodo, il movimento degli attivisti del Kurdistan (che si presenta compatto e forte in tutti i settori della società curda) e il movimento delle madri dei prigionieri e degli uccisi , chiamati il movimento del Parco di Laleh( Il giardino di Tulipano).
Esclusa una parte mercenaria e integralista garantita dalle riserve di petrolio e gas (per le quali la popolazione non riceve nessun beneficio), la stragrande maggioranza della popolazione non solo non è filogovernativa ma odia questo regime e tutti i regimi che sono coesi con la religione( elemento fondamentale nella violazione dei diritti della persona sia a livello pubblico che privato). L’alternativa in Iran non può essere altro che uno sciopero generale, in particolare nelle regioni con forte repressione ( come il Kurdistan iraniano), e, all’estero, oltre alle sanzioni politiche al regime, l’istituzione di un tribunale permanente contro i crimini commessi dal regime della Repubblica islamica( i nomi sono noti a tutti gli attivisti e le organizzazioni umanitarie di tutto il mondo).
Unione per Democrazia in Iran – updi@libero.it

 

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