Proponiamo un’iniziativa di pace e accogliamo con favore qualsiasi mediazione

Aggiornato il 13/10/26 at 01:59 pm

di Samya Rasul—————Pur riconoscendo che l’opzione militare sta procedendo nella giusta direzione, soprattutto perché, a suo avviso, l’esercito detiene ormai il pieno controllo della situazione, il Primo Ministro sudanese ha sottolineato che il Sudan è «completamente aperto alla via negoziale».
«Abbiamo presentato alla comunità internazionale un’iniziativa chiara ed esplicita, che ha ricevuto un significativo sostegno internazionale. Pertanto, le due strade, quella militare e quella negoziale, procedono nella stessa direzione», ha affermato.
Il Primo Ministro ha invitato la comunità regionale e internazionale ad «adottare lo stesso approccio utilizzato per sostenere l’iniziativa di pace sudanese e a metterla al centro del dibattito. Si tratta di un’iniziativa nata da coloro che hanno subito le conseguenze più gravi della guerra e che merita di essere discussa».
Ha poi aggiunto:
«Vogliamo la pace e, quanto prima arriverà, tanto meglio sarà per il nostro Paese, che possiede enormi potenzialità e un’economia ricca di prospettive. Aneliamo alla pace, ma finché proseguiranno i conflitti armati, le valorose Forze Armate sudanesi avranno il dovere costituzionale di difendere la nazione. Se giungerà una pace onorevole, una pace dei vincitori, la accoglieremo con tutto il cuore, perché non siamo guerrafondai».
Apertura a modifiche dell’Iniziativa di pace sudanese
Il Primo Ministro ha dichiarato di essere «aperto a qualsiasi modifica e a qualsiasi negoziato riguardante l’Iniziativa di pace sudanese, purché ne vengano preservati gli elementi fondamentali», ribadendo che «la sovranità del Sudan rappresenta una linea rossa».
Ha inoltre precisato:
«Uno degli elementi più importanti della nostra iniziativa è la cessazione del sostegno fornito a queste milizie e il loro ritiro dai siti e dalle città occupate. Parlo deliberatamente di milizie perché non esistono più le Forze di Supporto Rapido (RSF). Le RSF si sono trasformate in gruppi di mercenari, bande armate e criminali. Tutti questi mercenari devono essere raccolti in campi specifici e sottoposti a un processo di selezione e verifica secondo gli standard internazionali, in particolare attraverso il processo di disarmo, smobilitazione e reintegrazione (DDR)».
Apertura alla mediazione turca
Il Primo Ministro ha elogiato la solidità delle relazioni tra Sudan e Turchia, affermando:
«La Turchia è un Paese amico e ci legano rapporti storici consolidati. Esistono accordi per sviluppare collaborazioni in numerosi settori, tra cui sanità, istruzione, agricoltura, allevamento, energia, infrastrutture e logistica. Consideriamo la Turchia un Paese amico nel senso più completo del termine».
«La Turchia gode di una significativa influenza regionale e internazionale e accogliamo con favore qualsiasi sua iniziativa o mediazione volta a sostenere i negoziati di pace in Sudan».
Idris ha inoltre rivelato che «vi sono stati colloqui tra Ankara e Khartoum, ma al momento non esistono ancora dettagli concreti, né è stato presentato alcun documento da discutere riguardo a un processo di pace per il Sudan».
Rifiuto del «ricatto americano»
Commentando il rifiuto dell’amministrazione statunitense di concedere un visto al presidente del Consiglio Sovrano, Abdel Fattah al-Burhan, per partecipare ai lavori dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Idris ha dichiarato:
«Non possiamo essere ricattati. Le politiche di pressione esercitate a livello internazionale contro il Sudan sono inaccettabili. Che un visto d’ingresso negli Stati Uniti diventi il prezzo da pagare affinché il Sudan firmi un documento di cui non conosciamo contenuto, origine e dettagli è assolutamente inaccettabile».
«Lo Stato sudanese ha dialogato con Mosaad Boulos in diverse occasioni, con pazienza e per molti mesi, senza aver commesso alcun illecito. Al contrario, siamo stati pazienti, disponibili e flessibili durante tutto il negoziato».
Secondo Idris, «la sicurezza del Sudan non riguarda soltanto il popolo sudanese, ma rappresenta un interesse dell’intera comunità regionale e internazionale».
Il Primo Ministro ha quindi ribadito:
«Rimaniamo aperti a qualsiasi dialogo che possa condurre a una pace globale e giusta, capace di porre fine a questa guerra. Non vogliamo soluzioni temporanee o superficiali. Vogliamo una pace completa e duratura e accogliamo con favore iniziative logiche, eque e realistiche che non compromettano la sovranità nazionale».
Ha inoltre sottolineato che «il Consiglio di Sicurezza e Difesa del Sudan è l’organo decisionale supremo in materia di guerra e pace. Qualsiasi iniziativa o proposta proveniente dalla comunità internazionale o regionale viene sottoposta al Consiglio, che la esamina, la discute e adotta una decisione».
Nessun contrasto tra Khartoum e Washington
Idris ha negato l’esistenza di tensioni tra Khartoum e Washington:
«Non abbiamo problemi, complicazioni o tensioni con gli Stati Uniti d’America, e lo affermo con la massima chiarezza e trasparenza. Storicamente abbiamo intrattenuto relazioni solide con Washington. Tuttavia, nel processo di costruzione della pace in Sudan, non possiamo accettare che le Forze Armate sudanesi vengano equiparate alle cosiddette Forze di Supporto Rapido. Respingeremo sempre l’espressione “entrambe le parti” e qualsiasi tentativo di porre sullo stesso piano le Forze Armate e le RSF. Questo approccio è inaccettabile e non porterà ad alcun risultato concreto».
Idris ha inoltre espresso soddisfazione per gli incontri avuti con il Quintetto:
«Si è trattato di un incontro di alto livello. I membri del Quintetto hanno ascoltato attentamente le nostre posizioni, comprendendo pienamente il nostro punto di vista. Il confronto è stato molto positivo e le nostre idee sono state trasmesse ai rispettivi leader».
Ha concluso dicendo:
«Restiamo in contatto con il Quintetto e auspichiamo che anche da parte loro possano emergere proposte positive a sostegno dell’iniziativa di pace sudanese».
Il 10 settembre, il Quintetto, composto da Nazioni Unite, Unione Africana, Unione Europea, Lega Araba e Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD), ha annunciato di aver «concluso la propria missione di buoni uffici a Khartoum», dove ha avuto colloqui con diversi funzionari sudanesi, tra cui il presidente del Consiglio Sovrano di Transizione, Abdel Fattah al-Burhan, il Primo Ministro Kamil Idris e il sottosegretario agli Affari Esteri Muawiya Osman Khalid.
Il dialogo sudanese-sudanese pronto a partire
Interrogato sulla data e sul luogo del dialogo nazionale sudanese, Idris ha risposto:
«Speriamo che possa iniziare al più presto».
Ha spiegato che sono già in corso i preparativi e che questi non riguardano soltanto la ricostruzione delle infrastrutture e delle strutture pubbliche, ma anche «la ricostruzione del tessuto sociale, la riconciliazione nazionale e l’attuazione di importanti riforme sociali».
Infine, il Primo Ministro ha smentito le indiscrezioni su un imminente e ampio rimpasto all’interno del Governo