Turchia, la competizione con Israele ridisegna gli equilibri del Medio Oriente

Aggiornato il 12/10/26 at 05:20 pm

di Shorsh Surme ——-Il rischio maggiore nelle relazioni tra Turchia e Israele non è rappresentato soltanto dall’aumento delle tensioni, ma soprattutto dall’espansione delle rispettive sfere di influenza, considerate da entrambi i Paesi essenziali per la propria sicurezza. La questione non riguarda più esclusivamente le politiche di Ankara e Tel Aviv, ma il controllo degli equilibri regionali e la definizione delle rispettive aree di influenza.
Per comprendere questa dinamica occorre distinguere tre possibili scenari: un tentativo israeliano di contenere l’influenza turca, attriti derivanti da interessi di sicurezza divergenti e un più ampio riassetto degli equilibri nel Levante e nel Mediterraneo orientale. È importante, tuttavia, non confondere gli effetti di determinate azioni con le intenzioni che le hanno generate.
La Siria rappresenta il principale terreno di confronto. Ankara considera la stabilità del Paese fondamentale per la sicurezza dei propri confini, mentre Israele teme che un rafforzamento delle capacità militari siriane, sostenuto dalla Turchia, possa limitare la propria libertà operativa. L’indebolimento delle istituzioni siriane, tuttavia, pur potendo offrire vantaggi tattici nel breve periodo, rischia di alimentare una maggiore instabilità nel lungo termine.
Sarebbe però sbagliato ritenere che quanto Israele ha realizzato in Siria o in Libano possa essere facilmente replicato nei confronti della Turchia. La posizione geografica, il peso economico, le capacità militari e l’appartenenza di Ankara alla NATO aumentano significativamente il costo di qualsiasi confronto diretto, pur senza garantirle un’immunità assoluta.
Nel Mediterraneo orientale la competizione assume forme più indirette. La cooperazione tra Israele, Grecia e Cipro, insieme ai progetti energetici e infrastrutturali, contribuisce a modificare gli equilibri regionali, ma non costituisce automaticamente un fronte ostile alla Turchia. Anche le nuove formule di cooperazione proposte da Israele dipendono dalla reale disponibilità dei partner a sostenerne i costi politici e strategici.
Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dalla fragilità degli Stati vicini. Ciò che nell’immediato può apparire come un vantaggio sul piano della sicurezza può trasformarsi, nel tempo, in una minaccia transnazionale. È anche per questa ragione che la Turchia si oppone alla frammentazione della Siria, considerandola contraria ai propri interessi strategici.