Washington pronta a imporre nuove sanzioni alla Corte penale internazionale

Aggiornato il 21/09/26 at 02:35 pm

di Shorsh Surme ——- L’amministrazione statunitense si sta preparando a imporre pesanti sanzioni finanziarie alla Corte penale internazionale (CPI), vietando la maggior parte delle transazioni con l’istituzione dopo un periodo di grazia di sei-sette mesi. Secondo funzionari statunitensi e documenti ottenuti dal Wall Street Journal, questa mossa paralizzerebbe la Corte, isolandola dai principali settori del sistema finanziario globale e impedendole di effettuare operazioni in dollari.
Le misure, che potrebbero essere finalizzate in concomitanza o subito dopo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, escluderebbero soltanto i servizi di telecomunicazione e rappresentano una nuova escalation negli sforzi di Washington per smantellare la Corte, in risposta all’emissione dei mandati di arresto nei confronti di funzionari israeliani.
Queste iniziative si inseriscono in una più ampia campagna annunciata dal Segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha promesso di smantellare la CPI “mattone dopo mattone”, sostenendo che essa minaccia la sovranità degli Stati Uniti e persegue funzionari di Stati non membri.
Una posizione che appare contraddittoria rispetto alle sue stesse azioni: da senatore, nel 2022, Rubio aveva redatto una risoluzione che chiedeva alla Corte di indagare sui crimini di guerra russi in Ucraina, indagine che portò nel 2023 all’emissione di un mandato di arresto per Vladimir Putin e altri funzionari. Nel frattempo, le mosse di Washington hanno spinto diversi Paesi europei a impegnarsi nella difesa della Corte, valutando meccanismi di protezione, tra cui l’obbligo per le banche di garantire la cooperazione con essa.
Le nuove sanzioni rappresentano un’estensione dell’ordine presidenziale firmato da Trump nel febbraio 2025, che autorizza il congelamento dei beni del personale della Corte dell’Aia e dei loro familiari, oltre al divieto di ingresso negli Stati Uniti, accusandoli di aver compiuto “azioni illegali” e di aver creato un precedente che metterebbe in pericolo personale militare, cittadini e alleati americani. Le precedenti sanzioni, ampliate da Rubio a dicembre, avevano preso di mira alti magistrati e funzionari, tra cui la presidente della Corte Tomoko Akane, metà dei viceprocuratori e l’ex procuratore Karim Khan, rimosso dalla Corte nel luglio successivo in seguito ad accuse di violenza sessuale. Khan aveva in precedenza richiesto mandati di arresto per i leader di Hamas, poi uccisi.
Questa vasta offensiva statunitense è una risposta diretta alla crisi del 2024, quando la CPI ha emesso mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, per fatti avvenuti tra l’8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024. La Corte ha riscontrato motivi fondati per incriminarli per crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza, tra cui l’uso della fame come metodo di guerra, omicidio, persecuzione, attacchi deliberati contro civili e ostruzione degli aiuti umanitari per fini politici.
La CPI ha respinto tutti gli appelli e le argomentazioni presentate da Israele sulla propria giurisdizione, stabilendo che il consenso di Tel Aviv non è un prerequisito per accogliere le richieste del procuratore. Netanyahu e Gallant hanno tuttavia negato categoricamente le accuse.
Parallelamente, la Corte prosegue le indagini sul ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e sul ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, entrambi esponenti dell’estrema destra israeliana, per il loro ruolo nell’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, classificata dalle Nazioni Unite come una chiara violazione del diritto internazionale.