Arabia Saudita, l’attacco di Taif e il coinvolgimento italiano: il conflitto entra in una nuova fase

Aggiornato il 20/09/26 at 12:00 pm

di Shorsh Surme ——— L’attacco alla base aerea di Taif, che ha danneggiato un caccia italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, non rappresenta un episodio isolato. È uno dei segnali più evidenti di come il conflitto nel Mar Rosso e nel Golfo Persico stia entrando in una fase nuova, più pericolosa e imprevedibile. L’Italia, che per anni ha mantenuto un profilo prudente nella regione, si trova ora direttamente esposta alle conseguenze dell’escalation. L’invio di navi militari per proteggere il traffico commerciale nello stretto di Bab el-Mandeb conferma l’importanza che Roma attribuisce alla difesa dei propri interessi strategici e alla sicurezza delle rotte marittime.
La ripresa delle ostilità tra Arabia Saudita e Houthi non rappresenta un semplice ritorno al passato. Il conflitto si sta sviluppando contemporaneamente su più fronti, dagli attacchi missilistici e con droni contro le basi militari saudite alle offensive terrestri che modificano gli equilibri territoriali nello Yemen, fino alle minacce contro le rotte energetiche e commerciali e agli incidenti che coinvolgono assetti militari occidentali, come il caccia italiano colpito a Taif.
Il Mar Rosso è diventato uno dei principali teatri della crisi regionale e Bab el-Mandeb, lo stretto che mette in comunicazione l’Oceano Indiano con il Mar Rosso e quindi, attraverso Suez, con il Mediterraneo, costituisce uno dei punti più vulnerabili del commercio internazionale. La possibilità di condizionare il transito attraverso questo passaggio significa esercitare una notevole pressione sulle catene logistiche e sull’economia globale.
Riyadh accusa gli Houthi di aver tentato di colpire La Mecca con un drone. Il movimento yemenita respinge le accuse ricorrendo anche a una retorica religiosa destinata a consolidare il consenso interno. “Sacrificare le nostre vite per i luoghi sacri dell’Islam”, ha affermato Abdul-Malik al-Houthi. Un linguaggio che inserisce lo scontro militare in una dimensione religiosa e presenta le operazioni del movimento come una forma di difesa dei luoghi sacri.
Sul piano militare, gli Houthi hanno dimostrato negli ultimi anni di disporre di capacità significative, compresi droni a lungo raggio e sistemi missilistici. La loro strategia punta a esercitare pressione sull’Arabia Saudita colpendone i punti più sensibili, dalle infrastrutture energetiche alle installazioni militari.
Mentre il fronte yemenita torna a infiammarsi, l’Iran accelera i lavori nel complesso militare di Parchin, uno dei siti più sensibili del Paese. Le immagini satellitari mostrerebbero attività di ricostruzione e la realizzazione di strutture protettive che rendono più difficile l’osservazione dall’esterno. In questo scenario, Teheran continua a rafforzare le proprie capacità militari mentre il sostegno iraniano agli Houthi rimane uno degli elementi centrali degli equilibri regionali.
Anche la dichiarazione secondo cui sarebbe stato abbattuto un F-15 saudita sopra Marib deve essere valutata con cautela, in assenza di conferme indipendenti. Al di là della sua effettiva verificabilità, la rivendicazione assume comunque un significato nella guerra d’informazione che accompagna le operazioni militari.
L’invio di unità navali italiane nell’area non rappresenta soltanto una misura militare, ma riflette la crescente rilevanza strategica del Mar Rosso per l’Europa. Una quota significativa del commercio internazionale transita attraverso il sistema Mar Rosso-Suez, mentre Bab el-Mandeb costituisce un passaggio essenziale per le navi dirette verso il Mediterraneo. Un’interruzione prolungata di questa rotta avrebbe conseguenze immediate sui costi di trasporto, sulle catene di approvvigionamento e sui mercati energetici europei.