Aggiornato il 04/11/26 at 11:45 am
di Marzia Conte ——— Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha riconosciuto che la guerra con l’Iran ha contribuito alle significative perdite subite dal Partito Repubblicano nelle elezioni di metà mandato per il Congresso, pur rifiutandosi di interpretare i risultati come una bocciatura delle sue politiche da parte dell’elettorato. Secondo Trump, la sconfitta sarebbe piuttosto attribuibile all’aumento dei prezzi del carburante, alla sua assenza dalla scheda elettorale e alla scarsa performance di alcuni candidati repubblicani.
In un’intervista telefonica concessa al Wall Street Journal dopo la diffusione dei primi risultati elettorali, Trump ha illustrato la propria interpretazione del calo dei consensi repubblicani, sottolineando di non pentirsi della decisione di entrare in guerra contro l’Iran, nonostante le conseguenze economiche e politiche del conflitto e il calo di popolarità registrato negli ultimi mesi.
Alla domanda se la guerra avesse influito negativamente sui risultati del Partito Repubblicano, Trump ha risposto: «L’Iran ha avuto un ruolo», riconoscendo l’impatto del conflitto sul voto. Tuttavia, ha ribadito la convinzione di aver agito correttamente, affermando: «Non ci penso. Ho fatto la cosa giusta. E la rifarei».
Secondo il giornale, Trump ha incontrato difficoltà per mesi nel tentativo di porre fine alla guerra, una situazione che avrebbe influito negativamente sulla sua popolarità. Lo stesso presidente, riferisce il Wall Street Journal, si sarebbe lamentato con i propri consiglieri del fatto che il conflitto fosse diventato un problema persistente per la sua amministrazione.
Il peso dell’aumento dei prezzi del carburante
Trump ha sostenuto che l’impennata dei prezzi del petrolio e il conseguente aumento dei costi della benzina e del diesel abbiano rappresentato un problema politico più grave per i Repubblicani rispetto alla guerra stessa. Le ripercussioni economiche del conflitto avrebbero infatti determinato un incremento dei costi del carburante, alimentando il malcontento degli elettori americani.
Il presidente statunitense ha però respinto l’ipotesi che la sconfitta sia stata determinata dall’insoddisfazione per la gestione dell’economia o dalle accuse di corruzione rivolte alla sua amministrazione, dichiarando di non rimpiangere di aver dedicato meno spazio ai temi economici durante la campagna elettorale.
In un’altra spiegazione del risultato elettorale, Trump ha indicato la propria assenza dalla competizione come il fattore determinante, rifiutando di considerare il voto come un giudizio sulla sua presidenza.
«Quello è stato un momento specifico, e io non ero candidato», ha affermato, aggiungendo: «Il problema più grande è che io non ero candidato».
Le sue dichiarazioni sono arrivate nonostante le sconfitte repubblicane in Stati tradizionalmente considerati roccaforti del partito, come Kansas, Carolina del Sud e Texas, e nonostante il calo del gradimento presidenziale registrato in diversi Stati.
Trump ha inoltre attribuito parte della responsabilità ad alcuni candidati repubblicani, sostenendo che non siano riusciti a conquistare la fiducia degli elettori nonostante il suo sostegno.
«Alcuni di loro avevano molti difetti e, ovviamente, non erano popolari tra gli elettori», ha dichiarato, aggiungendo: «Ci sono dei limiti a ciò che si può fare».
Il presidente ha spiegato di aver cercato di sostenere anche i candidati sconfitti che aveva appoggiato direttamente, ma ha riconosciuto che il suo intervento non è stato sufficiente a garantirne l’elezione.
Le dichiarazioni di Trump mettono in evidenza tre principali spiegazioni da lui avanzate per giustificare la sconfitta repubblicana: le conseguenze economiche della guerra con l’Iran, la sua assenza personale dalla competizione elettorale e le debolezze di alcuni candidati del partito. Allo stesso tempo, il presidente continua a respingere l’idea che il voto rappresenti un segnale di sfiducia nei confronti delle sue politiche o un motivo per modificare la linea del governo.
Nessun cambiamento nell’amministrazione
Nonostante le sconfitte elettorali, Trump ha confermato di non avere intenzione di apportare cambiamenti al proprio gabinetto. Ha inoltre ribadito la sua piena fiducia nel Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, che ha supervisionato l’operazione militare contro l’Iran, definendone la prestazione «davvero eccezionale».
Il presidente statunitense si è inoltre astenuto dal mettere in discussione la regolarità dei risultati elettorali e ha espresso disponibilità a collaborare con il Partito Democratico nella prossima fase politica, pur lasciando intendere che potrebbe ricorrere ai propri poteri costituzionali qualora i rapporti tra le due parti dovessero deteriorarsi.
«Penso che lavoreremo con i Democratici e andremo molto d’accordo con loro. E se non lo faremo, saremo molto duri con loro, e loro saranno molto duri con noi», ha dichiarato.
Trump ha infine affermato di essere pronto, se necessario, a utilizzare il potere di veto, senza però specificare con quali esponenti democratici intenda collaborare.
Concludendo la sua valutazione dei risultati elettorali, il presidente ha riassunto il proprio atteggiamento nei confronti della sconfitta con una frase emblematica: «A volte va così».