Intervista all’autore – Shorsh Surme –

Aggiornato il 15/10/26 at 10:59 am

Se dovessi raccontare questo libro come un viaggio: da dove si parte e dove si arriva (senza spoiler)?
Identità è un viaggio che parte dalle radici, dalla memoria, dalle domande che ognuno di noi si pone sulla propria appartenenza e sul proprio posto nel mondo.
Attraverso le poesie il lettore attraversa emozioni, ricordi, speranze e ferite personali e collettive. Si arriva a una maggiore consapevolezza di sé, del valore della propria storia e della ricchezza che nasce dall’incontro tra culture diverse. Non è un punto di arrivo definitivo, ma un invito a continuare la ricerca della propria identità con libertà e coraggio.

Qual è stata la scintilla iniziale: un fatto reale, un incontro, un’idea improvvisa, un dolore, una gioia?

La scintilla iniziale non è stata un singolo episodio, ma un insieme di esperienze vissute, emozioni e riflessioni accumulate nel corso degli anni. Le mie origini curde, il lungo percorso di vita in Italia, gli incontri con persone di culture diverse, le difficoltà dell’integrazione e la nostalgia per la terra natale hanno acceso il desiderio di trasformare sentimenti e ricordi in poesia. In questo libro convivono dolore e speranza, ferite e rinascite, perché l’identità nasce proprio dall’incontro tra ciò che abbiamo vissuto e ciò che siamo diventati

C’è una scena o una frase che hai scritto e che ti è rimasta addosso più a lungo?

Tra le tante poesie del libro, la frase che mi è rimasta più addosso è quella che richiama l’idea che le radici non sono una catena che ci trattiene, ma una forza che ci sostiene nel cammino. È un pensiero che mi accompagna da sempre, perché riflette la mia esperienza personale tra due mondi, due culture e due appartenenze. Scrivendola, ho capito che l’identità non è qualcosa da difendere con paura, ma da vivere con consapevolezza e apertura. È forse il messaggio che porto nel cuore più di ogni altro

Qual è stata la difficoltà più grande mentre scrivevi (tempo, disciplina, paura, emozioni) e come l’hai superata?
La difficoltà più grande non è stata trovare le parole, ma trovare il coraggio di affidare alla poesia emozioni molto profonde. Alcuni testi nascono da ricordi personali, dalle mie radici curde, dall’esperienza dell’emigrazione e dal percorso di una vita vissuta tra culture diverse. Mettere tutto questo sulla pagina ha significato rivivere momenti di dolore, nostalgia, ma anche di speranza e gratitudine. Ho superato queste difficoltà lasciando parlare il cuore, senza cercare di nascondere le emozioni. La scrittura è diventata così non solo uno strumento espressivo, ma anche un modo per comprendere meglio me stesso e il mio cammino.

Che cosa ti ha insegnato questo libro su di te, mentre lo stavi scrivendo?
Scrivendo questo libro ho imparato che l’identità non è qualcosa di fisso o definitivo, ma un percorso in continua evoluzione. Ho capito che le mie radici curde, gli oltre quarant’anni vissuti in Italia, gli incontri, le difficoltà e le soddisfazioni fanno tutti parte della stessa storia. La poesia mi ha insegnato ad accogliere ogni esperienza come un tassello prezioso della mia vita. Mentre scrivevo, ho scoperto che non bisogna scegliere tra passato e presente: entrambi convivono dentro di noi e contribuiscono a definire chi siamo.

Se il tuo libro fosse una stagione dell’anno, quale sarebbe e perché?

Se dovessi associare Identità a una stagione, sceglierei l’autunno. È la stagione della memoria, dei colori intensi e della riflessione. Come gli alberi che lasciano cadere le foglie per ritrovare la propria essenza, anche questo libro attraversa ricordi, emozioni ed esperienze di vita per arrivare a una comprensione più profonda di sé. L’autunno non rappresenta una fine, ma una trasformazione: un momento in cui si guarda al passato con gratitudine e al futuro con speranza. È proprio questo lo spirito che anima le poesie di Identità.

C’è un luogo che senti “casa” per questa storia? Che atmosfera ha?

Il luogo che sento come ‘casa’ per questa raccolta poetica non è soltanto uno spazio geografico, ma un ponte tra due mondi: il Kurdistan dove sono nato e l’Italia dove ho costruito gran parte della mia vita. È un luogo dell’anima fatto di ricordi, volti, profumi, lingue e affetti. L’atmosfera che lo caratterizza è quella della memoria e della ricerca, dove nostalgia e speranza convivono armoniosamente. È un luogo in cui le radici non impediscono di camminare, ma danno la forza per guardare lontano e continuare il viaggio

Hai dovuto tagliare qualcosa a cui eri affezionato? Cosa ti è dispiaciuto lasciare fuori?

Sì, durante la stesura del libro ho dovuto lasciare fuori alcune poesie e alcuni ricordi a cui ero molto legato. Non perché fossero meno importanti, ma perché appartenevano a una sfera molto intima della mia vita e avrebbero richiesto un contesto più ampio per essere compresi fino in fondo. Mi è dispiaciuto soprattutto rinunciare ad alcuni versi dedicati a persone e momenti che hanno segnato profondamente il mio percorso umano. Tuttavia ho capito che ogni libro deve trovare un proprio equilibrio: a volte ciò che si lascia fuori è importante quanto ciò che si sceglie di raccontare. Quelle parole restano custodite nella memoria e, forse, troveranno spazio in un’opera futura.
Qual è la domanda che speri il lettore si faccia arrivando all’ultima pagina?

Arrivando all’ultima pagina, spero che il lettore si chieda: ‘Chi sono davvero, al di là delle mie origini, delle mie esperienze e delle etichette che gli altri mi attribuiscono?’. Vorrei che questa domanda non fosse vissuta come un dubbio, ma come un’opportunità di riflessione. Identità nasce proprio dal desiderio di comprendere come le radici, la memoria, gli incontri e il percorso di vita contribuiscano a formare ciò che siamo. Se il lettore chiuderà il libro con una maggiore curiosità verso sé stesso e verso la storia degli altri, allora avrò raggiunto il mio obiettivo.
Se potessi parlare al “te” del primo giorno di scrittura, cosa gli diresti?

Se potessi parlare al me stesso del primo giorno di scrittura, gli direi di non avere fretta e di non temere le emozioni. Gli direi che ogni ricordo, anche quello più doloroso, ha un valore e merita di essere ascoltato. Gli direi di scrivere con sincerità, senza preoccuparsi di piacere a tutti, perché le parole più autentiche sono quelle che arrivano dritte al cuore. E soprattutto gli direi che, attraverso questo viaggio, scoprirà che la propria identità non è fatta soltanto di origini o di luoghi, ma anche delle esperienze, degli incontri e dei sogni che hanno accompagnato il suo cammino.
Qual è, per te, il regalo più grande che questo libro può fare a chi lo legge?

Il regalo più grande che questo libro può fare a chi lo legge è la consapevolezza di non essere solo nel proprio percorso di ricerca. Ognuno di noi porta dentro una storia fatta di radici, ricordi, sogni, dubbi e speranze. Attraverso queste poesie vorrei offrire uno spazio di riflessione, dove il lettore possa riconoscere una parte di sé, anche se la sua esperienza è diversa dalla mia. Se, chiudendo il libro, qualcuno si sentirà più vicino alle proprie origini, più aperto verso gli altri e più consapevole del valore della propria storia, allora Identità avrà compiuto la sua missione

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