Aggiornato il 15/10/26 at 04:48 pm
di Shorsh Surme ———- Uno dei motivi più significativi della debolezza dell’Unione Europea è di natura strutturale ed è legato alla composizione delle sue istituzioni e ai meccanismi decisionali che ne limitano la capacità di agire rapidamente sulle questioni più importanti. In materia di politica estera e di crisi internazionali, molte decisioni richiedono infatti l’unanimità degli Stati membri, sia a livello del Consiglio Europeo, composto dai capi di Stato e di governo, sia a livello ministeriale. Questo sistema spesso rallenta o blocca l’azione dell’Unione.
Una dimostrazione di queste difficoltà si è avuta nelle posizioni adottate riguardo alla guerra nella Striscia di Gaza, alla crisi umanitaria, alla distruzione delle infrastrutture, alle violenze in Cisgiordania e ai conflitti che coinvolgono Israele e diversi Paesi della regione. L’Unione Europea ha incontrato notevoli difficoltà nel raggiungere una posizione unitaria sull’eventuale imposizione di sanzioni contro Israele, a causa dell’opposizione della Germania e di altri Stati membri, mentre Paesi come Irlanda e Spagna hanno sostenuto la necessità di adottare misure più incisive.
Una situazione analoga si riscontra sulla questione del riconoscimento dello Stato di Palestina. L’iniziativa del presidente francese Emmanuel Macron a favore del riconoscimento formale dello Stato palestinese ha suscitato reazioni contrastanti all’interno dell’Unione Europea. Numerosi Stati membri delle Nazioni Unite riconoscono già la Palestina, tra cui diversi Paesi europei, come Spagna, Slovenia, Irlanda, Svezia, Bulgaria, Cipro, Ungheria, Polonia e Romania.
Il principio dell’unanimità, le pressioni diplomatiche del governo israeliano e le dichiarazioni del primo ministro Benjamin Netanyahu, che ha criticato duramente l’iniziativa francese, insieme all’influenza esercitata da organizzazioni favorevoli a Israele in alcuni Stati membri, possono ostacolare il raggiungimento di una posizione comune europea sul riconoscimento dello Stato palestinese, riducendo ulteriormente il peso politico dell’Unione nella regione.
L’Unione Europea appare spesso incapace di trasformare le proprie dichiarazioni politiche in strumenti di pressione efficaci. Le sue prese di posizione sul conflitto israelo-palestinese si limitano frequentemente a condanne formali, appelli alla moderazione e richieste di cessazione delle ostilità, che non sempre si traducono in iniziative concrete capaci di incidere sull’evoluzione della crisi.
Anche il ruolo della Germania influenza significativamente la politica dell’Unione Europea in Medio Oriente. Berlino rimane uno dei principali alleati di Israele, anche in ragione della responsabilità storica derivante dall’Olocausto. Pur sostenendo la soluzione dei due Stati e il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, richiamato anche dalla Dichiarazione di Venezia del 1980, il governo tedesco ha mantenuto una posizione prudente sul riconoscimento formale dello Stato palestinese, ritenendo che tale passo debba inserirsi in un percorso politico e diplomatico più ampio.