Iran. Teheran apre il dibattito sulla bomba atomica mentre cresce lo scontro con gli Stati Uniti

Aggiornato il 15/07/26 at 05:09 pm

di Shorsh Surme –——Le dichiarazioni di Ahmad Bakhshaish Ardastani, membro della Commissione per la Sicurezza nazionale del Parlamento iraniano, segnano un possibile cambio di passo nel dibattito strategico della Repubblica Islamica. Affermando che «è giunto il momento che l’Iran costruisca una bomba atomica», il parlamentare non annuncia una decisione ufficiale, ma introduce pubblicamente un tema finora rimasto ai margini della narrativa istituzionale, contribuendo a misurare le reazioni interne e internazionali.
Per anni Teheran ha sostenuto che il proprio programma nucleare avesse finalità esclusivamente civili, richiamandosi anche alla fatwa della Guida Suprema che vietava la produzione di armi atomiche. Le parole di Ardastani non smentiscono formalmente questa posizione, ma ne mettono in discussione la tenuta. Secondo il deputato, se gli Stati Uniti conducono una «guerra quotidiana» contro l’Iran, allora la rinuncia all’arma nucleare potrebbe non essere più considerata una scelta strategicamente vantaggiosa.
Nel suo intervento, Ardastani sostiene inoltre che Teheran abbia ormai trasformato il confronto con Washington in una competizione regionale, consapevole dell’impossibilità di colpire direttamente il territorio statunitense. In questa prospettiva, ogni escalation coinvolge inevitabilmente diversi teatri del Medio Oriente, dall’Iraq alla Siria, dal Libano allo Yemen, fino al Golfo Persico e al Mar d’Oman.
Al centro di questa strategia resta lo Stretto di Hormuz, definito dal parlamentare uno dei principali strumenti di pressione geopolitica dell’Iran. Secondo Ardastani, il fulcro del confronto con gli Stati Uniti si starebbe progressivamente spostando dalla questione nucleare al controllo delle rotte marittime, considerate un elemento essenziale della deterrenza iraniana.
Sul piano militare, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha confermato di aver condotto per la terza notte consecutiva una serie di attacchi contro obiettivi militari iraniani. Le operazioni hanno interessato basi, depositi di armi, sistemi missilistici e droni nelle province di Isfahan, Markazi, Hormozgan, Bushehr, Sistan e Baluchistan e Khuzestan. Washington punta così a ridurre le capacità militari iraniane evitando, almeno per il momento, un conflitto aperto su larga scala.
Proprio questa pressione militare, tuttavia, rafforza la posizione di quanti, all’interno delle istituzioni iraniane, ritengono che la deterrenza convenzionale non sia più sufficiente. Le dichiarazioni di Ardastani assumono quindi un valore politico che va oltre la semplice provocazione: servono a verificare il consenso interno, a sondare la reazione della comunità internazionale e a preparare l’eventuale evoluzione della dottrina nucleare iraniana.
Pur non configurando un annuncio ufficiale di armamento nucleare, il dibattito aperto da un esponente del Parlamento rappresenta un segnale significativo. Più che la costruzione immediata di un ordigno atomico, ciò che emerge è la progressiva normalizzazione del tema nucleare nel confronto politico iraniano, in un contesto di crescente tensione con gli Stati Uniti e di ridefinizione degli equilibri strategici in Medio Oriente.