Iran. Nuova escalation con gli Usa, torna la crisi nello Stretto di Hormuz

Aggiornato il 13/07/26 at 06:54 pm

di Shorsh Surme –—–Nella notte tra domenica e lunedì gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi aerei contro obiettivi in Iran, innescando l’immediata risposta di Teheran e una nuova fase di tensione nel Golfo. Si tratta della più grave escalation tra le due parti dal cessate il fuoco dichiarato l’8 aprile.
Al centro della crisi resta lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo strategico attraverso il quale transita una quota rilevante del petrolio mondiale. L’Iran intende preservare il controllo esercitato sullo stretto fin dalla guerra Iran-Iraq e sostiene che la situazione non potrà tornare allo status quo precedente al conflitto. Teheran punta infatti a introdurre quelle che definisce “tasse di servizio” per le navi in transito, mentre Washington ribadisce il proprio impegno a garantire la libertà di navigazione.
Nel fine settimana la Repubblica Islamica ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz al traffico delle petroliere, provocando un immediato rialzo delle quotazioni del greggio. Il Brent con consegna a settembre è salito di oltre il 4%, raggiungendo i 79,13 dollari al barile.
L’8 aprile era stato annunciato un cessate il fuoco, circa quaranta giorni dopo l’inizio della guerra in Medio Oriente, scoppiata in seguito all’attacco israelo-americano del 28 febbraio. Nonostante gli episodi di tensione registrati nello Stretto di Hormuz, il 17 giugno Stati Uniti e Iran avevano firmato un memorandum d’intesa mediato da Qatar e Pakistan. L’accordo prevedeva il cessate il fuoco su tutti i fronti, la riapertura dello stretto, la revoca del blocco statunitense sui porti iraniani, lo sblocco parziale dei beni congelati di Teheran e l’avvio di negoziati per un’intesa definitiva entro sessanta giorni, con possibilità di proroga.
Lunedì il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha però dichiarato che Teheran non rispetterà il memorandum se Washington non manterrà gli impegni assunti.
La situazione è precipitata dopo gli attacchi contro alcune navi nello Stretto di Hormuz, attribuiti dagli Stati Uniti all’Iran. Alle 00:30, ora di Teheran, l’esercito statunitense ha avviato una nuova ondata di raid aerei, conclusasi dopo circa cinque ore.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha dichiarato sulla piattaforma X di aver colpito sistemi di difesa aerea iraniani, radar costieri, capacità missilistiche, droni e piccole imbarcazioni. Secondo il comando americano, le operazioni miravano a ridurre la capacità dell’Iran di colpire navi commerciali e marinai civili e sono state ordinate dal presidente Donald Trump per chiamare le forze iraniane a rispondere delle proprie azioni.
Secondo i media statali iraniani, i bombardamenti hanno interessato vaste aree dell’Iran occidentale e sudoccidentale, comprese l’isola di Qeshm, Bandar Abbas e la provincia del Khuzestan. A Mahshahr un raid avrebbe ucciso almeno una persona e ferito altre quattro, mentre sull’isola di Farur si registrano un morto e due feriti, secondo quanto riferito dall’agenzia IRNA.
Washington accusa inoltre Teheran di aver attaccato la portacontainer JFS Galaxy, battente bandiera cipriota, nello Stretto di Hormuz. L’Oman ha annunciato il salvataggio di ventitré membri dell’equipaggio, mentre un marittimo risulta ancora disperso.
In risposta ai raid americani, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha rivendicato attacchi contro obiettivi statunitensi in Oman, Bahrein, Giordania e Kuwait.
La Giordania ha dichiarato di aver intercettato quattro missili lanciati dall’Iran. Il Bahrein ha attivato le sirene antiaeree, mentre il Kuwait ha riferito di aver intercettato “bersagli aerei ostili” nel proprio spazio aereo. Già domenica le autorità kuwaitiane avevano denunciato attacchi contro tre posti di frontiera e una piattaforma petrolifera offshore, senza attribuirne ufficialmente la responsabilità.
Sul piano diplomatico, il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha invitato Washington e Teheran a esercitare la massima moderazione e a riprendere rapidamente i negoziati. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, ha invece ribadito che le sanzioni europee nei confronti dell’Iran resteranno in vigore finché Teheran non rinuncerà al programma nucleare, al programma missilistico balistico e alle attività ritenute destabilizzanti nella regione.
Il ministero degli Esteri iraniano accusa gli Stati Uniti di aver violato tutte le disposizioni del memorandum e di aver riportato l’insicurezza nello Stretto di Hormuz. Pur prevedendone la riapertura, l’accordo viene interpretato da Teheran in modo restrittivo: le autorità iraniane consentono infatti il transito soltanto attraverso un corridoio di navigazione lungo la propria costa, esponendo le navi che non lo rispettano al rischio di essere attaccate.
Dopo la firma del memorandum il traffico marittimo aveva raggiunto i livelli più elevati dalla fine di febbraio, ma è tornato a diminuire dopo gli ultimi scontri. Domenica Teheran ha annunciato la chiusura dello stretto fino a nuovo avviso.
Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida Suprema, ha dichiarato all’agenzia ISNA che lo Stretto di Hormuz è per l’Iran più importante delle “bombe atomiche”. Di segno opposto la posizione del Comando Centrale degli Stati Uniti, secondo cui lo stretto rimane aperto, non è sotto il controllo dell’Iran e il traffico marittimo continua a svolgersi regolarmente.