13 anni senza Saddam. Viva il 9 aprile, nonostante tutto

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di Shorsh Surme
Nonostante tutto, viva il 9 aprile. Una data che ha segnato la fine di un’epoca di massacri e di genocidi. I popoli dell’Iraq commemorano anche oggi…..

. l’anniversario dalla caduta di Saddam, il 13mo, autobombe e kamikaze permettendo, in cui dovrebbero festeggiare la giornata di liberazione di un paese governato per ben 36 anni da un regime dittatoriale e autoritario qual’era quello di Saddam Hussein.
Certo, non si può nascondere quello che sta succedendo tra arabi sciiti e gli arabi sunniti.
D’altra parte l’Iraq è una società composta da gruppi etnico-religiosi: sciiti, sunniti e curdi, con una profonde rivalità tra le due principali confessioni islamiche che risale alla nascita dell’Islam, 14 secoli fa, subito dopo la morte del profeta dell’Islam Maometto. Quindi questo conflitto non è ne’ di oggi ne’ di ieri, ma risale a molto tempo fa, e nessuna delle due comunità ha cercato di risolvere il problema dalla radice, non solo in Iraq, ma in tutto il mondo Islamico.
Per quanto riguarda il popolo curdo, come minoranza etnica oppressa e ricacciata in una regione ostile da arabi, persiani e turchi, esso combatte per l’indipendenza e per un proprio Stato da decenni.
A quattro anni dalla caduta del regime di Saddam Hussein, la maggioranza sciita, che sicuramente è stata oppressa per lunghi anni e tenuta lontana dal potere, oggi rivendica il ptoptio ruolo dopo anni di alienazione ed oppressione causate dai governanti sunniti succedutisi in Iraq.
A mio avviso la posizione del clero sciita dovrebbe condurre il parlamento iracheno, quale espressione di tutti i popoli dell’Iraq e per questo eletto democraticamente, a cominciare ad applicare la nuova Costituzione che garantisce il diritto di tutti.

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