Torino-Kirkuk, l’accordo per un ponte con il Kurdistan iracheno

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di Daniele Pezzini
Aiutare le popolazioni curde che combattono lo Stato Islamico in Iraq e porre le basi per futuri scambi in ambito…….

commerciale, tecnologico e universitario. È questo lo spirito con cui mercoledì pomeriggio a Palazzo Civico è stato siglato l’accordo di collaborazione tra Torino e Kirkuk, una delle città più importanti della piana di Ninive, nel Kurdistan iracheno.
L’incontro tra Piero Fassino e il primo cittadino della località curda Ali Sardar è avvenuto grazie all’impegno della Onlus torinese International Help, che opera in Kurdistan dai mesi successivi alla caduta del regime di Saddam, e alla mediazione di Laura Onofri, presidente della commissione Pari Opportunità in Comune.
In prospettiva le due città prevedono importanti scambi culturali, che verranno agevolati dalla presenza di istituzioni di rilievo come il Museo d’Arte orientale e il Centro ricerche archeologiche e scavi. Kirkuk, d’altronde, sorge in quella che viene considerata la culla della civiltà, la Mesopotamia, e possiede un patrimonio artistico di valore inestimabile. Nell’immediato, però, l’accordo di collaborazione avrà una valenza molto più pratica: “In questo momento la cultura non è il punto decisivo – spiega Gianni Sartorio, medico di International Help che ha vissuto da vicino la realtà della resistenza curda contro l’avanzata dell’Isis –. L’idea è sicuramente quella di creare un ponte di conoscenze tra due realtà storicamente e culturalmente fiorenti, ma ora come ora l’intesa avviene su un piano drammaticamente concreto e prevede, ad esempio, l’invio di vestiti e attrezzature mediche usate, in accordo con la Città della Salute”.
Kirkuk, che ospita alcuni dei maggiori giacimenti petroliferi del Paese, vive in stato d’assedio dall’estate del 2014, quando le milizie dell’Isis hanno avviato la loro offensiva nel nord dell’Iraq conquistando le città di Mosul e Tikrit e costringendo centinaia di migliaia di persone a fuggire verso le roccaforti curde difese dai peshmerga.
“Le popolazioni del Kurdistan iracheno hanno dimostrato una grandissima disponibilità umana – racconta Sartorio –. Parliamo di un territorio che conta 5 milioni e 200 mila abitanti e che in questo momento ospita circa 2 milioni di rifugiati provenienti dalle zone interne dell’Iraq”.
Negli ultimi mesi, grazie anche al supporto della coalizione internazionale, le truppe del Califfato hanno subito gravi perdite e hanno dovuto arretrare le loro posizioni, allentando la tensione anche sull’area che circonda Kirkuk. La popolazione cittadina, tuttavia, resta alle prese con problemi fondamentali come la carenza d’acqua e la mancanza di energia elettrica Molti dei profughi dormono in strutture fatiscenti, tendopoli o container e la fine del conflitto resta lontana: “Oggi la situazione è di apparente normalità – spiega Sartorio –, ma resta difficile intravedere la luce alla fine del tunnel. In ogni caso, ho visto coi miei occhi la forza di volontà di quella gente e sono sicuro che il Paese tornerà a splendere”.
Fonte:futura.it

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