Assedio turco al Kurdistan siriano Dopo Tel Abyad. Ankara sigilla la frontiera sud ed espelle i giornalisti (anche il nostro)


di Giuseppe Acconcia

SANLIURFA (TURCHIA). La con­qui­sta di Tel Abyad da parte dei com­bat­tenti kurdi Ypg e Ypj nel Kur­di­stan siriano ha effetti deva­stanti sulla poli­tica interna turca. I poli­tici del par­tito ultra nazio­na­li­sta Mhp hanno para­go­nato l’unificazione tra i can­toni di Kobane e Jezira ad «armi chi­mi­che» pun­tate sulla Turchia……. Il pro­getto di auto­no­mia demo­cra­tica del lea­der del par­tito dei lavo­ra­tori kurdi (Pkk), appli­cato alla Rojava, fa dav­vero paura. A mar­gine del con­si­glio dei mini­stri di gio­vedì a cui hanno par­te­ci­pato alcuni alti fun­zio­nari dell’esercito la que­stione della chiu­sura della fron­tiera Sud è al primo posto dell’agenda poli­tica. Erdo­gan con­ti­nua ad accu­sare i kurdi di puli­zia etnica di arabi e turk­meni. Li defi­ni­sce ter­ro­ri­sti e un peri­colo per l’unità nazio­nale turca. Quindi non si chiu­dono più gli occhi alla dogana. Per i pro­fu­ghi siriani in que­ste ore è impos­si­bile tro­vare rifu­gio in Tur­chia dopo le migliaia che erano scap­pati dai com­bat­ti­menti di Tel Abyad e le cen­ti­naia di migliaia che ave­vano tro­vato rifu­gio a Gazian­tep e Soruc con l’assedio di Kobane dell’autunno scorso.
Anche noi insieme a Ric­cardo Char­troux e Val­ter Pado­vani della Rai e Samuel Forey de Le Figaro siamo stati fer­mati al con­fine. Dopo aver fir­mato un docu­mento di ammis­sione sull’ingresso ille­gale in Siria siamo stati por­tati al com­mis­sa­riato, dove ci è stata com­mu­tata una multa per attra­ver­sa­mento ille­gale del con­fine e poi siamo stati tra­sfe­riti nel car­cere di mas­sima sicu­rezza di San­liurfa. Tutto que­sto andando oltre le norme di legge che pre­ve­dono o l’uno o l’altro prov­ve­di­mento. Dopo una notte in cella ci è stata comu­ni­cata l’espulsione imme­diata e un’interdizione di due anni dalla Turchia.
Nel dipar­ti­mento immi­gra­zione del car­cere abbiamo incon­trato altri pro­fu­ghi siriani in attesa di espul­sione. «Mi hanno preso men­tre ten­tavo di attra­ver­sare il con­fine, sono stato quat­tro mesi in pri­gione a Soruc», spiega Ahmed, che oggi ini­zia il suo digiuno di Ramadan.
Que­sta vicenda con­ferma lo stato di asse­dio impo­sto al Kur­di­stan siriano dalle auto­rità tur­che. E dimo­stra il pugno duro con­tro la stampa estera sta­bi­lito da Erdo­gan alla vigi­lia del voto. Eppure decine di atti­vi­sti con­ti­nuano a pas­sare clan­de­sti­na­mente il con­fine aiu­tati da smug­gler kurdi. La gestione dei pro­fu­ghi clan­de­stini a Tel Abyad sem­bra invece ancora sotto il con­trollo dello Stato isla­mico che ancora spinge i suoi com­bat­tenti a tro­vare rifu­gio in Tur­chia. Alcuni di que­sti sareb­bero pronti a ven­di­carsi sui kurdi tur­chi per il soste­gno assi­cu­rato a Rojava. Come potrebbe essere avve­nuto nel comi­zio di Sela­hat­tin Demir­tas alla vigi­lia del voto quando l’esplosione di due ordi­gni che hanno cau­sato 4 morti e cen­ti­naia di feriti è stata attri­buita dai kurdi ai mili­ziani di Daesh fug­giti in Turchia.
E il dibat­tito poli­tico in Tur­chia resta incen­trato sull’instabilità poli­tica. Il lea­der del par­tito kema­li­sta Kilic­da­ro­glu ha pro­po­sto agli ultra nazio­na­li­sti di Mhp di for­mare un governo di grande coa­li­zione che per fun­zio­nare dovrebbe tro­vare l’appoggio esterno del par­tito di sini­stra filo-kurdo Hdp che ha otte­nuto 79 par­la­men­tari nel voto del 7 giu­gno scorso: un suc­cesso senza pre­ce­denti. Se entro 45 giorni non doves­sero esserci i numeri per la for­ma­zione di un nuovo governo si andrà ad ele­zioni anti­ci­pate. Il par­tito isla­mi­sta mode­rato Akp punta a bis­sare il suc­cesso elet­to­rale del 2011 che aveva con­se­gnato a Erdo­gan la mag­gio­ranza asso­luta del paese.
Men­tre ci imbar­cano sul primo volo per Buca­rest, non pos­siamo che denun­ciare lo stato di asse­dio per­ma­nente a cui è sot­to­po­sta Kobane e la Rojava. Que­sto fa del Kur­di­stan siriano un’altra Gaza. Ma i com­bat­tenti kurdi con­ti­nuano la loro lotta verso Raqqa e per la libe­ra­zione delle loro terre dai jiha­di­sti dell’Isis. La loro bat­ta­glia auto­noma — né con al-Assad né con le oppo­si­zioni — è il primo passo per un Kur­di­stan comu­ni­sta, egua­li­ta­rio e indipendente.
«Non ci fer­me­remo qui. Vogliamo uno stato con kurdi tur­chi e ira­cheni», ci diceva Yous­sef nell’unico bar di Kobane prima che lascias­simo la Siria. «Saremo pronti a cri­ti­care il can­tone se le cose non miglio­re­ranno ma tutti ora sanno che esi­stiamo e siamo forti», con­ti­nua. La Rojava ha biso­gno dell’aiuto del mondo per uscire dall’isolamento e nes­suna inter­di­zione fer­merà gior­na­li­sti, coo­pe­ranti e atti­vi­sti che ogni giorno denun­ciano le vio­la­zioni dei diritti dei kurdi in Turchia.
Fonte : Il Manifesto

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