Iraq: elezioni inconcludenti


di Shorsh Surme

Baghdad – “Questa volta gli Iracheni sono stati decisi a chi votare”, “Non possiamo andare avanti così a 11 anni dalla caduta di Saddam e in un Paese che galleggia su petrolio, anzi viene cosiderato il terzo Paese….. al mondo per le riserve sia di petrolio che per il gas. E noi giovani viviamo in una situazione drammatica”. Parla Hazim, uno studente della facoltà di Tecnologia nell’Unoversità di Al Mustenseria nel capitale Baghdad.
Infatti, Hazim ha regione, la discupazione giovanile è alle stelle in un Paese senza un Presidente della Repubblica, Jalal Talabani è malato, ricoverato in Germania da più di un anno, un vice Presidente, Tariq Al Hashmi, sunnita si è rifigiato in Turchia dopo essere stato accusato di organizzare e finanziare vari attentati contro la comunità sciita. Paese in cui il Presidente del Consiglio, Nuri Al Maliki, oltre il suo incarico ricopre, ad interim, tre importanti dicasteri, tra cui la Difesa e la Sicurezza nazionale ed Interni. Alla faccia del Governo di unità nazionale.
Dopo la caduta di Saddam Hussein e il suo Governo, e la nascita della nuova Costituzione, nel 2005, è stata cambiata la forma di Stato, l’Iraq è diventata una ‘repubblica democratica, federale, rappresentativa e multietnica’. L’Islam è la religione ufficiale dello Stato e il diritto islamico è la fonte della legislazione.
Dal punto di vista della forma di Governo, l’Iraq è una repubblica parlamentare. Il potere legislativo è esercitato dal Consiglio dei rappresentanti, composto da 325 deputati, eletti per quattro anni con sistema proporzionale.
Il 30 aprile scorso 20 milioni di iracheni si sono recati alle urne per il rinnovo di Parlamento, anche se ancora non ci sono i risulati diffinitivi, in quanto lo spoglio dei voti non è terminato, a giudicare dalle prime indiscrezioni della stampa nazionale, il panorama politico dell’Iraq non sarà molto diverso delle due precedenti elezioni. I problemi relativi alla sicurezza sono stati, in effetti, uno dei fattori chiave di queste elezioni. Alla vigilia del voto, molti cittadini di Baghdad e delle Province del centro avevano affermato che non si sarebbero recati alle urne per paura di attacchi terroristici da parte di gruppi come lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (Isil), formazione legata ad al Qaeda che continua a controllare la zona del triangolo Sunnita e la provincia occidentale di Anbar.
La nuovità di queste elezioni dovrebbe essere una nuova coalizione progressista, l’Alleanza civica, che avrebbe conquistato undici seggi su 328. Invece dovrebbero essere diminuiti i seggi che andranno ai partiti religiosi, come il partito dello Stato di Diritto del Primo Ministro Nuri al Maliki che dovrebbe aver persi molti seggi (scendendo da 89 a 68 seggi). Fino ad ora nessuno dei partiti principali sembra avere i numeri per formare un Governo da solo.
 

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