L’altro volto della guerra. «Sono un falegname della medicina, ricostruisco quello che non c’è»


La guerra nelle parole di chi l’ha vissuta nel silenzio assordante dei media e dell’opinione pubblica.
Carmine Simeoni e Lodovico Mariani sono due uomini che hanno deciso di non restare indifferenti di fronte a quella che è la peggiore invenzione umana……… L’uno con Emergency, l’altro con Intersos. “Storie di pace” che hanno riempito ieri sera la biblioteca comunale, in un incontro organizzato dal Rotary Club di Corato. Assieme a loro Paolo Farina, giornalista, scrittore e docente andriese, nelle vesti di «un pellegrino diverso» in Palestina.
«La pace attraverso il servizio di chi può testimoniare il dramma della guerra». Così Maurizio Quinto, presidente della sezione rotariana di Corato, ha presentato la serata. Moderato da Carlo Sacco, l’incontro è volato via in due ore di riflessione e condivisione.
«La pace è un mestiere che dà i calli alle mani, non è uno slogan. E’ farla riscoprire a un curdo del Nord e a un curdo del Sud». Carmine Simeoni è protesista ortopedico, impegnato da anni con Emergency nell’assistenza alle vittime di guerra. La riabilitazione è fisica e sociale. «Sono un falegname della medicina, ricostruisco quello che non c’è».
Ha lavorato nel Kurdistan iracheno, lì dove sangue e violenza hanno portato a creare una «familiarità tra mine e imputati». Lì dove «ci sono tre milioni di abitanti e dieci milioni di mine antiuomo, di cui il 90% è di produzione italiana».
Simeoni non ha paura di essere scomodo, politicamente scorretto. «Domani (oggi ndr) a Bari si festeggia San Nicola con le frecce tricolori, un mezzo di digestione della guerra. Da quegli aerei si scaricano tonnellate di bombe che colpiscono civili innocenti». I suoi sono «piedi bollenti che non riescono a stare fermi».
«In Afghanistan c’è una situazione di guerra». Lodovico Mariani, attivista di Intersos con una lunga esperienza nei territori afghani, è chiaro. «I nostri soldati stanno facendo la guerra come ogni soldato occidentale».
Pochi dubbi, per Mariani come per Simeoni: l’Italia calpesta ogni giorno l’articolo 11 della Costituzione, quello che «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Lo fa con le missioni di pace (o di guerra come molti le definiscono), lo fa rifinanziando continuamente le spese militari.
«In Afghanistan vi sono 500mila sfollati, il clima è molto instabile. La popolazione è scoraggiata, aveva creduto all’Occidente che prometteva pace e benessere».
Intersos è un’organizzazione umanitaria che si occupa di gestire i campi dei rifugiati offrendo assistenza ai minori non accompagnati. «Nella zona afghana il 50% della popolazione ha meno di 18 anni. Tanti di loro si mettono in viaggio a piedi o con mezzi di fortuna per raggiungere l’Europa, considerata terra di speranza. A Roma nel 2012 abbiamo accolto 600 minori tra i 9 e i 17 anni».
Diversa ma ugualmente da brividi. E’ la storia raccontata da Paolo Farina che parte nel 2008: un viaggio in Palestina con le scuole superiori di Andria. «Un pellegrinaggio» schiavo, in origine, di un pregiudizio figlio della propaganda dei mass media, secondo il professore: «All’inizio temevo che ci ammazzassero. Poi ci siamo sentiti diversi perché guardiamo le cose che altri non guardano».
I dieci giorni in Medio Oriente cambiano tutto: spalancano la visione di un nuovo mondo, quello in cui i palestinesi vivono con un muro di nove metri fuori dal balcone di casa, quello in cui un insegnante di Betlemme deve partire all’una di notte per lavorare a Gerusalemme superando i check point.
«Israele fa uso di armi non convenzionali (razzi qassam, fosforo bianco). E i soldati israeliani sono armati di tutto punto lungo le strade». Farina non teme di essere considerato filopalestinese («sono un filantropo, difendo i diritti dell’uomo») e ritiene l’Onu responsabile del conflitto arabo-israeliano. Dai suoi viaggi in Palestina sono nati due libri: “Non ci dimenticate” e “Jallajalla, Palestina!” i cuoi proventi hanno contribuito a realizzare un orfanotrofio a Betlemme.
Come poter combattere la guerra nella vita di ogni giorno, anche a chilometri di distanza? I tre protagonisti dell’incontro non esitano un secondo. «Il consiglio è informarsi. Come diceva Don Milani, “non c’è consapevolezza senza conoscenza”» esorta Paolo Farina.
Fonte:coratolive
 

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