Turchia, 700 detenuti curdi in sciopero della fame da 60 giorni


Centinaia di detenuti politici nelle carceri turche, per la maggior parte kurdi, hanno dato inizio il 12 settembre 2012…… ad uno sciopero della fame a tempo indeterminato per chiedere l’eliminazione degli ostacoli riguardanti l´istruzione scolastica e la possibilità di difesa durante i processi nella propria lingua madre, il rispetto dei diritti democratici della popolazione kurda e la libertà del loro leader, Abdullah Öcalan, come percorso verso una soluzione pacifica della questione kurda in Turchia.
Gli aderenti alla protesta sono aumentati giorno dopo giorno, fino a raggiungere il 5 Novembre l’impressionante cifra di 10.000, prendendo così parte all’azione numericamente più grande della storia di questo paese. Al momento, le loro condizioni di salute sono molto critiche e molti di loro sono ad un passo dalla morte nell’assordante silenzio dei mass-media e dell’opinione pubblica internazionale.
La chiusura al negoziato decisa dal governo AKP di Erdoğan ha causato una profonda crisi. Le migliaia di arresti di rappresentanti kurdi, inclusi parlamentari, sindaci, membri dei consigli cittadini, giornalisti sindacalisti, studenti e molti altri attivisti della società civile si sono tramutate in un vero e proprio massacro politico. A nulla sono valsi finora gli appelli per i negoziati finalizzati alla soluzione della questione kurda, che deve imprescindibilmente includere Abdullah Öcalan, detenuto da tredici anni sull’isola-prigione di Imralı e da quindici mesi in completo isolamento.
Fonte: www.senzaconfine.org

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