Sentenza contro la chiusura di Roj Tv: una salvaguardia della libertà di espressione in Turchia


di Alessandro Tronconi 

Le notizie positive sono possibili anche per il Kurdistan, anche in questi momenti di aspro scontro. Il tribunale di Copenhagen ha infatti stabilito che il canale satellitare curdo “Roj Tv” ha il diritto di mantenere la licenza e quindi…… di continuare le trasmissioni quotidiane, ma deve pagare una multa di circa 8700 € (secondo l’agenzia di stampa ANF) insieme all’agenzia “Mezopotamya Yayıncılık A/S” per aver violato la legge danese in materia di anti-terrorismo – ovvero per aver ricevuto finanziamenti dal PKK e per avergli fatto propaganda.
Questa decisione era attesa da tempo ed è arrivata in modo inaspettato, date le foto che ritraevano dipendenti di Roj Tv ricevere ordini dai dirigenti del PKK presentate dai pubblici ministeri. Il giudice ha però preferito salvaguardare la libertà d’espressione (chissà se in questo è stato influenzato dalla massiccia campagna di protesta nei social network) e garantire l’esistenza di un canale che è da molti considerato la “voce dei curdi” (ma sicuramente l’unica televisione curda libera da vincoli governativi), decisione significativa soprattutto alla luce dei numerosi arresti di giornalisti turchi condotti in questi giorni.
Le reazioni a questa sentenza sono state immediate: il Ministro degli Esteri turco ha dichiarato che in Europa non si dovrebbe permettere la trasmissione a canali come Roj Tv, mentre esponenti del BDP hanno sottolineato che la corte ha preso questa decisione nonostante le forti pressioni subite dalla Turchia, dimostrando che la sentenza si basa su delle ragioni legislative, non politiche. Roj Tv nel commentare l’episodio ha invece detto di rispettare la decisione presa dal giudice, anche se pensa di non avere commesso nessun crimine, ringraziando poi il popolo curdo per la protezione e il sostegno offerti.
Questo non sarà probabilmente l’ultimo attacco a Roj Tv, un canale da sempre in aperto contrasto con il governo turco. Le ragioni di questa discordia sono valide: è innegabile la vicinanza della televisione alle posizioni e alle cause del PKK – non di certo un’associazione a scopi esclusivamente pacifici. Se però il canale non incita alla violenza contro le istituzioni turche non si capisce perché si debba tentare di limitare la libertà di espressione in un paese che si propone ai popoli arabi in rivolta come un esempio di democrazia da seguire.
fonti: IsatnbulAvrupa, ANF
 

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