La comunità siriana lancia un appello all’Italia: “Aiutateci a cacciare Assad”


di Susan Dabbous

PROTESTA. Al sit in davanti all’ambasciata di Damasco a Roma, l’Unione dei coordinamenti in Italia per il sostegno della rivoluzione siriana esorta il nostro Paese a fare maggiori pressioni contro il “Killer dei bambini”……. Dall’inizio delle manifestazioni per la democrazia nel Paese arabo secondo l’Onu sono 4.000 le vittime civili, di cui 300 minori.
«Noi sotto la pioggia loro sotto le pallottole». È iniziato sotto un intenso acquazzone autunnale il sit in davanti all’ambasciata siriana a Roma, organizzato dall’Unione dei coordinamenti in Italia per il sostegno della rivoluzione siriana, lo scorso 3 dicembre. «Trecento bambini uccisi non per casualità ma raggiunti da pallottole: non lo diciamo noi ma le Nazioni Unite a Ginevra», grida Abdel Sattar medico originario di Raqqa nel Nord della siria. «Questo signore prima o poi verrà giudicato dal popolo, noi abbiamo tutto il tempo, non vogliamo rivalsa ma giustizia e libertà». Dall’inizio delle rivolte per la democrazia in Siria cifre ufficiali Onu indicano che sono almeno 4mila i morti civili. Il regime del partito (nominalmente) socialista Baath è al potere dal 1971, guidato prima da Hafez Assad e poi da suo figlio Bashar, già medico prima che dittatore. Ma se negli anni Ottanta i massacri del padre potevano fare affidamento su un silenzio mediatico totale, il figlio non ha avuto la stessa “fortuna”. Attraverso i videofonini e internet gli attivisti veicolano tutto: arresti, maltrattamenti, torture, incursioni e militari che sparano sui manifestati disarmati. E per quanto l’attenzione del mondo sia rivolta altrove, tutti gli stati occidentali democratici hanno espresso dura condanna contro Damasco, non a caso le uniche potenze alleate della Siria sono Russia, Cina e Iran, non veri e propri campioni di democrazia.
«Assad è un super cretino» esclama un bambino applaudito dai manifestanti. E pensare che otto mesi fa la rivoluzione era nata proprio così: con dei cori innocenti di bambini nella città di Dara’a, nel Sud della Siria contro il dittatore. Poi il gruppo bimbi di quinta elementare è stato arrestato e rilasciato dopo diversi giorni di carcere, alcuni sono stati torturati, a uno scolaro sono stato persino strappate le unghie. «Fermate il killer dei bambini», è stato gridato dalla folla di siriani a Roma, composta per lo più da mamme, papà con piccoli al seguito. Feisal al- Mohammed, a capo del Coordinamento, è un ginecologo che vive in Italia da quarant’anni. «Da medico a medico, chiedo ad Assad: come fai massacrare il tuo popolo, a impedire le cure, a ordinare l’uccisione dei feriti che arrivano in ospedale? In questi giorni mi giungono delle notizie orribili. So che una donna, moglie di un dissidente, è stata rapita e percossa dai servizi di sicurezza speciali che per legge godono dell’impunità. Questa signora era in stato di gravidanza gemellare al settimo mese e ha perso i bambini che portava in grembo. Il mondo deve indignarsi di fronte ad atrocità del genere. Chiediamo agli amici italiani di sostenerci di parlare di ciò che accade in Siria».
Sono stati molti i pensieri rivolti alle donne in quella che si è presentata da subito, anche a colpo d’occhio, una manifestazione prevalentemente femminile. «Siete dei leoni ci avete superato», dice un ragazzo italosiriano di Macerata incitando cori a favore delle «banat», delle ragazze. Erano tante in effetti le banat. O per lo meno spiccavano per bellezza, freschezza, innocenza, spontaneità. C’erano le adolescenti marocchine con il velo e jeans attillati trascinate da una loro coetanea originaria di Damasco, con hijab colorato e occhioni verdi, che cantavano cori a squarciagola “Bashar, il popolo ha detto che te ne devi andare”. Poi c’erano le sorelle Rima e Giulia, con la cugina romana Bassma, venute da Perugia con tanto di mamma e fratellino al seguito, un giovanotto di sei anni con le idee molto chiare sulla dittatura: «Non ci dovrebbe essere in nessun pianeta». Si vede che i piccoli di seconda generazione hanno ormai battuto i loro fratelli maggiori: più che cittadini del mondo forse si sentono già cittadini dell’universo.
fonte:terranews

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