Siria : repressione nel torpore della Comunita’ internazionale


di Shorsh Surme

Mentre il regime siriano continua con la sua dura repressione contro i manifestanti pro-democrazia, la Comunità Internazionale non sta facendo nulla per impedire questo massacro contro la popolazione civile. Il 16 maggio è stata trovata una fossa comune nella città di Daraa. Dal filmato video fatto da una organizzazione Onulus per i diritti umani, si vede il corpo di un bimbo con la mamma. Lo stesso giorno è stato permesso agli abitanti della città Daraa, la città dove è cominciata la protesta il 17 febbraio scorso, di uscire da casa per sole due ore.
Il governo Siriano della famiglia Al Assad non è nuovo a questa violenza: anche il padre defunto del presidente, Hafez al-Assad, utilizzò un linguaggio simile quando represse la sfida islamista e laica al suo governo nel 1980, che si concluse con 30.000 morti nella città di Hama.
Il defunto presidente aveva perso due guerre contro Israele, come ministro della Difesa nel 1967 e come presidente nel 1973. Aveva sempre cercato di mantenere la posizione della Siria come attore principale nelle problematiche geopolitiche in Medio Oriente, stringendo un legame forte con gli Ayatollah dell’Iran sciita e cercando il sostegno delle forze della guerriglia in palestinese e in Libano.
In questo momento, una divisione delle guardie repubblicane guidata dal fratello del presidente, che si chiama Maher, sta assediando tutte le città principali della Siria fino al confine con Libano con carri armati e i militari super addestrati contro i manifestanti. Da questo si capisce l’analogia tra il regime di Saddam e l’attuale regime di Assad: anche Saddam aveva messo i suoi figli e fratello al capo dei servizi segreti meglio conosciuto come Jihaz Al-Mukhabarat Al-A’ma, che sparavano e uccidevano senza pietà. Infatti, secondo gli attivisti per i diritti, i morti finora sono 874 civili.
Finora gli Stati Uniti e l’Italia hanno chiesto l’immediata cessazione della repressione in Siria, e hanno messo in guardia sulla crescente influenza dell’Iran in Siria, ma solo a parole.

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