I cristiani i più perseguitati


di Michele Partipilo 

Sembra strano, a noi abituati a trasformare in diritti ogni legittima aspirazione, che ancora oggi si muoia a causa della religione professata. In tutte le democrazie la libertà di credo è ormai una conquista consolidata. Dove è inesistente o fortemente limitata è proprio in quei paesi a guida religiosa……… L’Egitto, dove è avvenuto il bagno di sangue di cristiani copti, non è (per ora) una teocrazia. Ma, come è accaduto per esempio in Iraq, è uno di quei paesi in cui la dittatura riusciva a imporre una qualche vaga forma di pluralismo religioso. È chiaro che avveniva non per rispetto dei credenti, ma per mero calcolo politico: non cadere nell’abbraccio dei fondamentalisti islamici e non urtare le suscettibilità dell’Occidente. In Egitto questo falso equilibrio, all’indomani della caduta di Mubarak, si è rotto e i fondamentalisti islamici hanno dichiarato guerra ai cristiani di qualunque confessione Ifondamentalisti non attaccano solo i cristiani, ma – come accade in molti paese arabi e asiatici – anche chiunque non sia dalla loro parte religiosa. Fra gli stessi islamici si verificano sanguinose rappresaglie: per esempio fra sciiti e sunniti. Nel caso specifico dell’Egitto sarebbero i gruppi islamici salafiti (i musulmani più integralisti e violenti) a pretendere l’espulsione dei cristiani copti, la confessione religiosa più antica e radicata. Diventa così verosimile, ma difficile da verificare sul campo, l’allarme lanciato dal ministro Frattini circa un vero e proprio esodo di centomila copti. Chiese bruciate, attentati, continue vessazioni starebbero costringendo alla fuga buona parte dei circa 10 milioni di cristiani. Tutto questo sta avvenendo in un paese dove la «primavera araba» ha sì abbattuto un regime corrotto e autoritario come quello di Mubarak, ma ha anche creato una situazione di tensione e di pericolosa confusione. I detentori del potere, non ancora legittimati da alcuna consultazione popolare, possono fidare solo sulla forza dell’esercito. Ma sanno che questa è un’arma a doppio taglio. Una politica eccessivamente repressiva potrebbe riportare le folle in piazza con esiti imprevedibili. Non solo, ma potrebbe far svanire l’appoggio della comunità internazionale. Anche se da parte di molti paesi occidentali, storicamente più attenti e sensibili, non possono restare senza conseguenze i massacri anti-cristiani. La situazione egiziana è una tragica conferma ai dati scioccanti emersi da un convegno dello scorso 25 settembre e promosso dalla Pontifica università lateranense. «Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede. Nel 2011 si stima che saranno 105 mila le vittime della persecuzione contro i cristiani. Tra il 2000 e il 2010 le vittime sono state 160 mila all’anno, mentre nel XX secolo sono stati 45 milioni i cristiani uccisi a motivo della loro religione». Una persecuzione paurosa che forse neppure nei secoli più accesi dello scontro fra cristiani e musulmani ha prodotto tante vittime. Lo stesso Benedetto XVI è intervenuto più volte e con vigore per richiamare l’attenzione dell’opi – nione pubblica e dei governi sul delicato tema della libertà religiosa. «I cristiani – ha detto in un accorato appello del 14 maggio scorso – non devono avere timore, anche se sono attualmente il gruppo religioso che soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede». Dunque, i seguaci di Gesù come i più perseguitati fra i credenti, quando tutti pensavamo che morire di religione – non importa se per mano islamica o cristiana – fossero scene da vedere solo nei film sulle Crociate. Evidentemente la storia, o forse soltanto gli uomini, non sono molto cambiati.
  Fonte: Gazzettadelmezzogiorno

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