Turchia; la riforma costituzionale secondo Erdogan


ANKARA – Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan vuole riformare la Costituzione. Il Partito di Giustizia e Sviluppo (AKP), che ha vinto le elezioni del 12 giugno con una larga maggioranza ha trovato però una forte contrapposizione da parte degli schieramenti avversi. Ora, per arrivare ad un consenso sulla riforma, lo scoglio da superare è la sanguinosa questione della minoranza etnica curda e la lotta armata della sua formazione terroristica Pkk.
Sarà la prima scritta in tempi di pace, tutte le altre sono state redatte a seguito di rivoluzioni, guerre o colpi di stato. Tuttavia Erdogan deve necessariamente confrontarsi con i due maggiori partiti d’opposizione: il partito Popolare Repubblicano (CHP) e il Partito del Movimento Nazionalista (MHP) che hanno visioni parzialmente opposte a quella neo-ottomana del premier.
“La nuova costituzione dovrebbe rafforzare i diritti fondamentali e le libertà di ciascuno”, ha sottolineato il presidente della repubblica Abdullah Gul, presente alla prima seduta della Grande assemblea nazionale. “Non dovrebbe fare alcuna concessione rispetto alle caratteristiche basilari della Repubblica come la democrazia, la laicità e lo Stato di diritto”, ha spiegando il Presidente al quotidiano filo-governativo Today’s Zaman .
Entro il 7 ottobre dovrebbero essere indicati i componenti della Commissione incaricata di preparare il testo da far approvare al parlamento e poi da sottoporre a referendum. Erdogan vorrebbe avere una proposta completa già entro la metà dell’anno prossimo, ma l’opposizione socialdemocratica e quella nazionalista frenano temendo che il premier, accusato di presunte tendenze autoritarie e dichiarate mire presidenzialiste, ottenga troppo rapidi colpi di penna capaci di comprimere libertà fondamentali.
Gli oppositori più convinti restano i membri dell’MHP. Per il partito nazionalista, sono tre i punti a non dover essere “toccati”: la forma dello stato, le caratteristiche della repubblica, l’integrità, la lingua ufficiale, la bandiera, l’inno nazionale e la capitale.
Il movimento nazionalista, investito dagli scandali sessuali poco prima delle elezioni, difende inoltre l’immunità parlamentare e vuole introdurre il legittimo impedimento per il Presidente della Repubblica. Una linea prontamente rigettata dall’entourage di Erdogan.
Il premier ha annunciato che il suo partito inviterà nella commissione costituzionale anche il Bdp, il principale partito filo-curdo i cui 30 deputati (tranne una irriducibile) hanno prestato giuramento ,sabato scorso, con un ritardo di due mesi e mezzo ponendo fine al clamoroso boicottaggio parlamentare compiuto per protesta contro la detenzione di sei altri suoi parlamentari in carcere per fiancheggiamento del terrorismo del Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan).
A differenza dei primi due, Erdogan ha iniziato il suo terzo mandato con una verve molto meno innovativa dei precedenti. Lo dimostra la piega nazionalista e conservatrice che ha preso la politica interna dell’AKP. Infatti, oltre a formalizzare nella costituzione l’avvenuta riduzione materiale del potere d’ingerenza dei militari in politica, il premier ha sempre promesso di voler riconoscere nella nuova carta le diversità etniche che abitano la Turchia, chiudendo così uno dei più dolorosi conti con la storia che questo paese ha ancora aperto: quello con i curdi.
(Fonte foto: Today’s Zaman) per il Mediterraneo
 

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