Iraq : voci dal Kurdistan


di Shorsh Surme

Camminando per le vie delle città di Erbil, la capitale della Regione del Kurdistan dell’Iraq, vedi moltissimi arabi provvenienti dal centro e dal Sud dell’Iraq che sono venuti in Kurdistan sia per passare la loro vacanze sia per paura degli attentati e delle auto bombe che continuano a massacrare i civili.
“Noi siamo molto contenti che nella regione del Kurdistan ci sia sicurezza e tranquilità”. Parla Jabar, un ingegnere di Baghdad arrivato in Kurdistan con la famiglia per una vacanza di tre settimane sulle montagne. Jabar spera che l’attuale situazione in Kurdistan sia dal punto di vista della sicurezza sia dal punto di vista economico possa diventare un modello per il resto dell’Iraq. Jabar non nasconde la sua ammarezza nei confronti del governo centrale di Baghdad: “Dopo più di quattro mesi dalla formazione del governo di Al Maliki, ci sono due dicasteri importanti come quello della difesa e della sicurezza nazionale ancora senza ministri, a causa delle beghe politiche tra gli Sciiti e i Sunniti”.
“Noi vogliamo difendere la nostra Costituzione che ci dà la possibilità di manifestare pacificamente”. Conclude, dicendo “Siamo stanchi della corruzione e del nipotismo. Noi rivendichiamo un sistema democratico”.
Sono molti come Jabar che vivono nella città di Erbil, che ormai è un irriconoscibile piano di cantieri per la realizzazione di infrastrutture che durante il regime di Saddam erano inesistenti. In Kurdistan sono stati aperti molti Consolati e rappresentanze diplomatiche sia arabe che occidentali, non ultima quella italiana. Infatti, il 28 luglio scorso è stata inaugurata la sede diplomatica Italiana ad Erbil. In questo modo, si sottolinea, sara’ possibile mettere in campo “un’azione coordinata di supporto” agli interessi italiani nella regione.
Il Kurdistan iracheno, infatti, gode di uno statuto federale e ha conosciuto “uno sviluppo che giustifica l’attenzione particolare” da parte della diplomazia italiana. Lo sviluppo economico nella terra curda per la prima volta nella sua triste storia ha richiamato molti investitori di molti paesi stranieri in Kurdistan compresi la Turchia di Erdogan e l’Iran di Ahmadinejad.

Quest’ultimo, nonostante i guadagni milionari per la vendita di merce per la ricostruzione, continua a minacciare il territorio del Kurdistan dell’Iraq, con la scusa di seguire i partigiani del Partito per la vita libera in Kurdistan (Pejak) che combattono insieme al partito democratico del Kurdistan dell’Iran e Komala il governo Iraniano. Infatti, da più di un mese Teheran sta cannoneggiando i villaggi al confine e finora ha ucciso tre cittadini curdi tra cui un minorenne di nome Mohamad Zirar che faceva il pastore. I dirigenti iraniani non si rendono conto che cannoneggiando il territorio del Kurdistan dell’Iraq stanno violando la sovranità della Regione del Kurdistan, che è parte integrante del territorio della Repubblica Federale Irachena.

Visitando la zona di Balekayati, che è stata maggiormente colpita dall’artiglieria pesante iraniana, mi si avvicina un giovane insegnante di nome Hiwa. Insegna alla scuola elementare nel villaggio di Galala. Mi indica i villaggi colpiti e mi domanda: “Perché la stampa internazionale non dà notizia di questa violazioni che il governo iraniano sta commettendo? E aggiunge: “Il governo centrale dell’Iraq di Al – Maliki sembra sordo alle nostre grida: finora non ha fatto nessuna protesta nei confronti dei suoi amici iraniani che hanno sempre cercato di fomentare l’odio sia tra gli Sciiti e i Sunniti sia tra le varie etnie che convivono da secoli in Iraq”.
 

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