Kamkari, protagonista del mio film ricorda Sakineh

Aggiornato il 03/05/18 at 04:36 pm


“L’impegno del mondo in difesa di Sakineh deve continuare, e’ importantissimo. Vedo molte somiglianze tra la sua storia e quella della protagonista del mio film”. Lo dice il regista kurdo-iracheno, Fariborz Kamkari, che presenta oggi in concorso al Festival Internazionale del Film di Roma ‘I fiori di Kirkuk’. “Il ruolo che interpreta Marjana Alaoui per molti versi ricorda Sakineh – spiega il regista – anche lei sfida le regole previste per lei dalla societa’ e, in qualche modo, si sacrifica per amore. Il caso di Sakineh – continua Kamkari – non e’ isolato nel mondo arabo e musulmano. Ce ne sono molti altri, ma spesso, per motivi politici, sono stati ignorati. Spero che ora ci sia un maggiore impegno civile”. Nel film ‘I fiori di Kirkuk’ si parla del popolo kurdo e del genocidio che ha subito da parte del regime di Saddam Hussein. E’ uno dei pochi film che trattano questo argomento perche’, come spiega ancora il regista, “il Kurdistan e’ stato diviso tra vari Paesi e questi non vogliono che si raccontino storie che lo riguardano. Non a caso – aggiunge – ho potuto girare il mio film nel Kurdistan iracheno, ora che in Iraq c’e’ una situazione di maggiore liberta'”. La pellicola di Kamkari e’ una cooproduzione tra Italia, Svizzera e Iraq e uscira’ nelle sale, distribuita da Medusa, il 19 novembre. Per esplicita ammissione del regista, ‘I fiori di Kirkuk’ e’ ispirato al cinema italiano: “e’ stato Rossellini – spiega ancora il regista a insegnarmi come raccontare la guerra, un grande evento, attraverso le piccole storie dei personaggi. Io racconto quello che e’ avvenuto durante il regime di Saddam Hussein parlando di una storia d’amore ambientata in quel periodo buio. E’ un film fatto per chi non sa cosa e’ accaduto in quegli anni – conclude – e per questo ho scelto un tono drammatico”.
(AGI) – Roma, 2 nov

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