Locarno chiude con Karamay e Mandoo


di Mauro Sabbadini
Se Karamay chiuderà il concorso principale, spetta a un film curdo iracheno “Mandoo” (in realtà in lingua curda e prodotto con fondi del governo autonomo del Kurdistan iracheno) chiudere la rassegna dei “cineasti del presente”, probabilmente quest’anno più interessante del concorso internazionale stesso. Mandoo (tradotto in inglese con “enough”, “basta così”) è la storia di un anziano curdo, Sharif, che dopo una vita da profugo, in fuga prima dagli iraniani, poi dagli iracheni, quindi dalla guerra e dalla povertà, chiede di essere portato a morire nel villaggio in cui è nato, a poche centinaia di chilometri ma oltre diversi confini e zone sotto controllo militare di guerriglieri o “terroristi”. Ad accompagnarlo il figlio, con la prpria famiglia, e una nipote medico rientrata dalla Svezia per assistere lo zio nei suoi ultimi giorni. Ancora un road movie, in qualche senso, anche se segnato dalla guerra e dalla paura e caratterizzato da un espediente narrativo estremanente efficace: Sharif, per la malattia, non può più parlare ma può vedere e sentire ogni cosa e, durante tutto il film, lo spettatore vede e sente sempre dal punto di vista del protagonista che, infatti, non è mai inquadrato fino all’ultima scena in cui gli viene concesso di vedere il suo volto in uno specchio.

Fonte: giornalettismo

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