Nei primi 6 mesi del 2010 effettuate 132 esecuzioni in Iran

Aggiornato il 03/05/18 at 04:37 pm


Cina, Iran e Iraq sono i primi tre Paesi boia del 2009: la Cina ha effettuato circa 5.000 esecuzioni, pari circa l’88% del totale mondiale; l’Iran ne ha effettuate almeno 402; l’Iraq almeno 77. E’ quanto denuncia il Rapporto 2010 di Nessuno Tocchi Caino, ‘La pena di morte nel mondo’, presentato oggi a Roma. In Cina la pena di morte continua ad essere considerata un segreto di Stato, ma negli ultimi anni si è avuta notizia, anche da fonte ufficiale, di una diminuzione delle condanne a morte emesse dai tribunali cinesi. La Fondazione Dui Hua, diretta da John Kamm, un ex dirigente d’affari che si è votato alla difesa dei diritti umani e che continua a mantenere buoni rapporti con funzionari governativi cinesi, stima che nel 2009 in Cina siano state effettuate “circa” 5.000 esecuzioni, in lieve calo rispetto al 2008 quando il numero delle esecuzioni “ha superato le 5.000 e può essersi avvicinato alle 7.000”. Anche nel 2009, l’Iran si è piazzato al secondo posto per numero di esecuzioni, pari ad almeno 402. E’ il numero più alto dal 2000, denuncia Nessuno Tocchi Caino. Secondo le notizie riportate da media ufficiali iraniani nel 2010, al 30 giugno, sono già state effettuate almeno 132 esecuzioni, ma i dati reali potrebbero essere ancora più alti. Sempre nel 2009, l’Iran ha giustiziato almeno cinque persone che avevano meno di 18 anni al momento del reato, in aperta violazione della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che Teheran ha ratificato. Per la prima volta dalla caduta di Saddam Hussein e dal successivo ripristino della pena di morte, nel 2009 l’Iraq si è classificato tra i primi Stati boia al mondo, con le 77 esecuzioni, di cui ha dato notizia la Corte Suprema irachena. In base alla Corte, i prigionieri erano stati riconosciuti colpevoli in “casi legati al terrorismo”. Le esecuzioni nel 2008 erano state almeno 34.
(Apcom)

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