Beirut, al via storico vertice tripartito Libano-Arabia Saudita-Siria

Aggiornato il 03/05/18 at 04:37 pm


A Beirut sta per cominciare un summit “storico”, quello tra il presidente libanese Michel Suleiman, il re saudita Abdullah e il presidente siriano Bashar Assad. Per quest’ultimo è la prima la visita nel paese dei cedri dal 2005, quando le truppe di Damasco dovettero abbandonare lo stato dopo l’assassinio del primo ministro Rafik Hariri il 14 febbraio di quell’anno. Anche per Abdullah si tratta della primo viaggio in Libano dopo la sua incoronazione. Vi andò l’ultima volta nel 2002, in occasione del vertice dei Paesi arabi, quando era ancora il principe ereditario. Peraltro, è dal 1957 che un re saudita non si recava a Beirut. L’obiettivo dell’incontro di oggi è cercare di allentare il clima di tensione causato dalle accuse del Tribunale internazionale dell’Aja a Hezbollah, imputato di essere il mandante dell’attentato in cui perse la vita Hariri. Sulle conclusioni della Corte, che verranno rese pubbliche a settembre, c’è massimo riserbo ma nell’aria si respira una forte tensione. Questa è confermata dalle dichiarazioni del leader del movimento sciita, Hassan Nasrallah, il quale ha reagito duramente ad alcune indiscrezioni che indicavano nei suoi fedeli gli esecutori dell’omicidio. La guida del “Partito di Dio” ha anche fatto capire molto chiaramente che non accetterà mai un verdetto in questa decisione e ha accusato il tribunale di essere parte di “un progetto israeliano” per eliminare Hezbollah.

Come diretta conseguenza delle sue parole, il movimento sciita da qualche tempo ha cominciato a tenere comportamenti “anomali”, chiudendosi improvvisamente a riccio sia nei confronti delle istituzioni libanesi sia in quelli della comunità internazionale, Unifil (la missione delle Nazioni Unite nel paese dei cedri) in testa. A questo proposito, recentemente le pattuglie della Forza Onu su richiesta delle Nazioni Unite hanno intensificato i controlli nei villaggi a ridosso del confine con la Siria. In due occasioni, però, sono stati attaccati o minacciati da elementi di Hezbollah. I fatti sono avvenuti nei villaggi di Khirbet Silim e di Qabrikha (ci sono stati anche dei feriti tra i membri di Unifil). La conferma di questo improvviso inasprimento delle relazioni, finora ottime, tra il partito di Dio e i caschi blu è venuta dallo stesso comandante del contingente Onu, il generale spagnolo Alberto Cuevas Asarta, il quale ha ammesso che la situazione sia sta deteriorando rapidamente e che si registrano tentativi per allontanare il personale di Unifil dalle zone di confine con la Siria (per l’intelligence in quanto vi transiterebbero le armi destinate al movimento).

Compito del vertice tripartito, perciò, sarà trovare una soluzione per allentare la tensione prima di settembre in modo di evitare nuovi scoppi di violenza settaria nel paese, dopo quelli avvenuti nel 2008. A organizzare il vertice, su indicazioni si Suleiman, è stato il premier libanese Saad Hariri, molto vicino all’Arabia Saudita, il quale ha chiesto a re Abdullah di intercedere affinché vi partecipasse anche la Siria, considerata da sempre – insieme all’Iran – il più grande alleato di Hezbollah. Per coinvolgere Damasco in questo processo, lo stesso Hariri vi si è recato due volte da premier per incontrare Assad. Il regnante e il presidente arriveranno alle 13 ora locale e si recheranno immediatamente a palazzo Baabda per incontrare Suleiman, il presidente del Parlamento Nabih Berri, Hariri. Nel frattenpo le delegazioni saudita e siriana discuteranno con le loro
controparti libanesi.

Alla vigilia dell’incontro, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato in un messaggio al Congresso di aver prorogato per un altro anno il blocco dei beni per le persone che “minacciano la stabilità del Libano” e per Hezbollah in particolare. Obama ha spiegato che “se vi sono stati sviluppi positivi nelle relazioni tra Libano e Siria, il proseguimento del trasferimento di armi a Hezbollah, incluse armi molto sofisticate, mette in pericolo la sovranità del Libano, contribuisce all’instabilità politica ed economica nella regione e rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale e per la politica estera degli Stati Uniti. Per queste ragioni – ha concluso il presidente Usa -, ho deciso che è necessario riconfermare l’urgenza nazionale dichiarata il 1 agosto 2007, per rispondere a questa minaccia”.
 

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