Siria. Le cinque illusioni del nuovo potere e le difficoltà nella ricostruzione dello Stato

Aggiornato il 10/10/26 at 04:36 pm

di Shorsh Surme ———-La Siria, come Stato e come società, ha ereditato crisi profonde e sfide ancora più grandi: difficoltà economiche, politiche e settarie, divisioni sociali, nazionali, regionali e tribali, oltre alle richieste di risarcimento, giustizia di transizione e riconciliazione nazionale. Ha ereditato anche una rivoluzione popolare che ha ripetutamente riaffermato l’unità del popolo siriano, una questione centrale per il futuro del Paese. La vera sfida consiste nel trovare il modo di superare queste crisi.
Che cosa è accaduto dopo il crollo del regime di Bashar al-Assad? Il regime è caduto a causa dell’accumularsi delle crisi e dell’avanzata di una forza armata, Hayat Tahrir al-Sham, che ha colmato il vuoto di potere. Una parte significativa della popolazione siriana ha accolto favorevolmente questa nuova realtà, manifestando la propria gioia per la fine del precedente regime e il desiderio di partecipare alla ricostruzione del Paese. Persino alcune figure provenienti dall’apparato di potere di Assad hanno sostenuto che si fosse aperta una nuova fase, quella della costruzione dello Stato.
Ma in che modo è stata avviata questa ricostruzione? Qui emerge il vero interrogativo: dopo quasi due anni di potere, la nuova leadership è riuscita a costruire uno Stato? La nostra tesi è che questo processo non sia ancora realmente iniziato e che la situazione attuale continui a essere dominata da una serie di illusioni.
La prima riguarda la convinzione del nuovo potere di poter ricostruire lo Stato e consolidarne l’autorità attraverso la collaborazione con fazioni e gruppi legati al precedente sistema. Tale impostazione avrebbe contribuito al verificarsi di due gravi massacri e favorito una traiettoria politica caratterizzata dalla concentrazione del potere nelle mani di un numero ristretto di gruppi.
Di conseguenza, sono emerse proteste diffuse, destinate probabilmente a ripetersi, che hanno coinvolto ampi settori della popolazione siriana. Negli ultimi mesi, le manifestazioni si sono concentrate soprattutto nelle aree a maggioranza sunnita, dove la popolazione protesta contro l’aumento dei prezzi del grano, del carburante e, in precedenza, dell’elettricità.
La seconda illusione riguarda le promesse, ampiamente rilanciate dai media, secondo cui gli investimenti stranieri avrebbero rapidamente risollevato l’economia siriana. In realtà, tali annunci si sono tradotti soltanto in pochi progetti concreti, mentre la maggior parte è rimasta limitata a memorandum d’intesa privi di carattere vincolante sia per gli investitori sia per le autorità.
Il mancato raggiungimento dei risultati annunciati ha contribuito in modo significativo alla crescita del malcontento sociale. Lo dimostrano le dichiarazioni del ministro dell’Energia davanti al Parlamento, che ha definito la situazione economica estremamente complessa e ha persino ipotizzato il ripristino del sistema delle «smart card». A ciò si sono aggiunte le affermazioni del ministro per la Gestione delle catastrofi, secondo cui la comunità internazionale avrebbe abbandonato il governo siriano, e la decisione del ministero delle Finanze di ridurre la spesa amministrativa.
La terza illusione riguarda il mantenimento delle leggi ereditate dall’epoca di Bashar al-Assad e di suo padre Hafez, in particolare quelle relative agli espropri e alla gestione delle proprietà immobiliari.
La concessione di terreni agli investitori e il progetto di trasformazione dell’aeroporto di Mezzeh in uno scalo civile hanno provocato proteste nei quartieri periferici di Damasco e in numerosi governatorati del Paese. Questa questione rappresenta una vera e propria bomba a orologeria, poiché molti cittadini colpiti da tali provvedimenti ritengono che il nuovo potere continui a operare secondo le stesse logiche e normative del precedente regime.
Tale percezione rischia di provocare un significativo calo del consenso, soprattutto considerando che la povertà non è diminuita e che in alcune regioni è addirittura aumentata. La grave inflazione e la conseguente perdita del potere d’acquisto hanno alimentato ulteriormente il disagio sociale.
A ciò si aggiunge la questione dei contratti di lavoro, soprattutto nel settore dell’istruzione. Il governo continua a privilegiare forme contrattuali a tempo determinato, riducendo le tutele dei lavoratori e mettendo a rischio diritti fondamentali quali la pensione, l’assistenza sanitaria, le agevolazioni per i trasporti e la previdenza sociale.
La quarta illusione consiste nella convinzione di poter imporre una visione conservatrice alle diverse comunità religiose e confessionali del Paese, trattandole come realtà subordinate all’impostazione ideologica del nuovo potere.
Ciò è emerso chiaramente dalla mancanza di iniziative nazionali tempestive ed efficaci volte a coinvolgere queste comunità, in particolare alawiti e drusi, nelle cui aree si sono verificati episodi di violenza e massacri a sfondo settario.