Quando le macchine “giocano a scacchi” con pedine umane

Aggiornato il 14/09/26 at 04:54 pm

di Dott.ssa Barbara Canova* ——– Nella Cina Imperiale fin dal IV° sec. A.C. , i principi egemoni di un territorio, Bà Wáng , quando possibile per evitare il conflitto reale si sfidavano a Xiangqi – un gioco a metà strada fra gli scacchi occidentali e il Risiko. È la prima testimonianza storica di simulazione del conflitto. La superiorità strategica si palesava nello scontro simulato. La vittoria della partita implicava la vittoria della controversia. Questa pratica, sovente citata come esempio dell’antica saggezza cinese, trova spiegazione in una realtà molto concreta: la constatazione empirica che fra due eserciti di taglia e valore comparabili la vittoria dipende fondamentalmente dall’abilità dello stratega che li conduce. Una profonda intelligenza delle dinamiche del conflitto, che restano immutate nonostante le evoluzioni meccaniche e tecnologiche degli eserciti. Il metodo militare di Sun Tzi , conosciuto anche come L’Arte della Guerra di Maestro Sun è ancora studiato in molte Accademie Militari. La vera saggezza cinese fu quella di non sprecare vite umane per ottenere un risultato prevedibile altrimenti.
Il ritorno del gaming nella proiezione del conflitto è riapparsa duemilacinquecento anni dopo. Nell’Ottocento, l’esercito prussiano introdusse il primo wargame dell’epoca moderna, il Kriegsspiel (di cui il Risiko è una semplificazione a fini ludici) , concepito per sperimentare delle tattiche innovative, evitando le perdite sul campo di battaglia. Con l’avvento dei PC gli eserciti del mondo intero si sono dotati di simulatori per l’addestramento al volo, al combattimento aereo, al tiro ecc. Poco dopo, dei programmi molto simili ai simulatori di combattimento professionali sono stati immessi nel mercato dei videogame a scopo ricreativo creando una porosità sempre più significativa fra i due settori, al punto da alterare la percezione cognitiva degli operatori militari nati e cresciuti nell’epoca del gaming, che compiono uno switch automatico fra i due contesti, probabilmente per rendere più sopportabile la situazione. Il film israeliano NAZA , vincitore del gran Premio della Giuria al Festival di Venezia 2026 è un documentario in cui membri dell’esercito israeliano testimoniano dell’uso spersonalizzante dell’IA durante le operazioni a Gaza. Alla domanda del regista/intervistatore “ma che effetto ti faceva monitorare l’abbattimento dei bersagli?” (fra cui l’IA aveva incluso come normalizzato l’abbattimento di civili come l’effetto collaterale – nome tecnico NAZA, da cui il titolo del film) la risposta più frequente è stata “nulla di speciale, sembrava un video gioco”, l’operatore in questione sapeva che fra le vittime c’erano dei NAZA delle vittime collaterali civili, anche se non sapeva esattamente quali fossero. Allontanare il bersaglio, renderlo non umano, anonimo, indistinguibile dal nemico contro cui ci si sta difendendo, abbassa i meccanismi inibitori dinnanzi all’evitabilità/inevitabilità dalla morte nel campo avverso, a cui si aggiungono dei meccanismi , ben noti alle neuroscienze ma meno conosciuti alla società civile quali l’alterazione dello stato di coscienza durante la battaglia (dovuta all’adrenalina), la rimozione o rielaborazione banalizzata del ricordo traumatico. La freddezza più o meno apparente e le risposte che sconvolgono il pubblico “ho eseguito un ordine”, non sono da assimilare automaticamente a quelle fornite da Eichmann durante il processo che lo condannò per l’esecuzione di un piano di sterminio volontario di milioni di civili inermi. I contesti sono diversi. I crimini di Eichmann non erano inscritti in un conflitto armato fra il popolo ebreo e quello tedesco a differenza dei crimini attuali perpetrati durante lo scontro fra un esercito regolare (IDF) e uno irregolare (Hamas). Le operazioni militari in Medio Oriente dagli anni ‘90 in poi hanno causato centinaia di migliaia di vittime civili. Da quando la definizione di “vittime collaterali” di “attacchi chirurgici” è stata introdotta dall’ US Army per le operazioni in Irak, Afganistan, Libia il confine fra vittime civili inevitabili e vittime non evitate è sempre meno netto. Ed è su questo punto che la Comunità Internazionale dovrebbe stabilire delle demarcazioni chiare fornendo una legislazione che permetta ai militari di opporsi ad un ordine ricevuto senza essere passibili di corte marziale – i soldati che si rifiutano di obbedire ad un ordine in battaglia sono deferiti alla corte marziale, tranne nel caso in cui l’ordine sia chiaramente criminale. La mancata condanna USA per le circa 150.000 di “vittime civili collaterali” durante la guerra in Irak ha creato un vuoto giurisprudenziale che è sfruttato da amministrazioni senza scrupoli. Lo Stato di Israele, in 2025, ha riattivato la pena di morte come sanzione possibile per i deferiti alla Corte Marziale. L’introduzione della modellizzazine IA lascia uno spazio sempre più esiguo alla valutazione personale del militare che si trova in situazione. Schematizzando: la catena di comando è costituita da un’IA che programma un’azione con un certo numero di vittime collaterali di cui il range è considerato accettabile secondo i parametri di conflitti precedenti, un ufficiale lontano dal terreno convalida il programma operativo che l’IA considera più efficace perché se decidesse di non convalidarlo dovrebbe fornire una spiegazione che non può produrre. Gli ufficiali subordinati ritrasmettono l’ordine a militari sul terreno e fanno il monitoring davanti ad uno schermo simile a quello dei video giochi per assicurasi che sia ben eseguito. Sul terreno il margine decisionale è praticamente azzerato. “Io vedo ancora i nazisti come il Male, ma se loro sono il Male, io cosa sono?”, si chiede un cecchino israeliano sempre in NAZA. Anche se poco mediatizzati , migliaia di soldati IDF soffrono di crisi post traumatiche per aver eseguito materialmente gli ordini modellizzati dall’IA. La quantità di militari che non tornano al fronte dopo un permesso è tale che per palliare alla mancanza di effettivi , la Knesset dovrà stabilire se rendere obbligatorio il servizio militare anche per gli Herdim (gli ultraortodossi esentati per obiezione di coscienza dal servizio militare fin dalla fondazione di Israele).
Possiamo valutare il degradarsi della situazione dovuto all’introduzione dell’IA, comparando le attuali testimonianze dei militari israeliani con un episodio documentato dal col. Goya in “Sous le feu. La mort comme hypothèse de travail” (Sotto tiro. La morte come ipotesi di lavoro). Trovatosi al comando di una squadra antisniping dei Caschi Blu a Sarajevo, il col. Goya, dopo aver individuato la postazione di un cecchino che dalla finestra del suo appartamento sparava regolarmente le linee onusiane, avrebbe dovuto abbatterlo. Accortosi che nella stanza si trovavano anche la moglie e figlio, decise di sparare une raffica di colpi mirando al soffitto, per non abbatterlo davanti alla sua famiglia. Pur senza perdite umane, la dissuasione è stata efficace – da quella postazione non ci fu più nessun attacco. L’ufficiale francese, valutando il contesto, aveva trovato una soluzione tattica alternativa ed ha potuto applicarla senza incorrere in alcuna sanzione. Un soldato israeliano, nella stessa situazione, non potrebbe risparmiare la vita del cecchino indicato come obiettivo dall’IA, senza essere deferito alla corte marziale.
L’IA tattica à ben lungi dall’essere uno strumento inquietante di uso circoscritto ad Israele (il cui Primo Ministro è già stato condannato per Crimini contro l’umanità). Lo sviluppo dell’IA militare per rendere più efficienti le truppe in fase cinetica è uno degli obiettivi di tutti i nostri eserciti, come dichiarato anche dal gen. Colagrande. Le azioni della Dell Technologies hanno avuto un incremento del 277% grazie allo sviluppo di tecnologie IA, di cui un importante settore è utilizzabile a fini militari. In un anno Michel Dell è diventato il secondo uomo più ricco del mondo , sorpassando Jeff Bezos. Mentre non si contano più i ricercatori che stanno abbandonando i progetti IA – Anthropic in primis – nonostante le eccellenti condizioni di lavoro e di retribuzione, a causa delle derive a cui l’IA si presta sia in ambito civile che militare. Derive che cominciano a palesarsi.
Nel caso di Israele ci troviamo di fronte ad un esercito irregolare non dotato di IA (Hamas), che affronta un esercito regolare fornito di IA (IDF). Ma nel caso di scontro fra due eserciti regolari dotati di programmi IA di livello comparabile, il risultato sarebbe ancora più devastante. Chiunque abbia visto giocare una partita a scacchi fra due programmi informatici dello stesso livello può agevolmente immaginare le conseguenze.
Nella Cina di qualche migliaio di anni fa, degli esseri umani manovravano delle pedine inanimate per dimostrare la loro abilità militare. Attualmente si sta investendo in programmi di IA militare concepiti per manovrare pedine umane – i soldati – per ottenere l’annientamento di esseri umani reali. Due IA che “giocano a scacchi” fra di loro usando degli esseri viventi come pedine. Sarebbe saggezza evitare di dar inizio a questo tipo di “partita”, il cui risultato è scontato
* Una studiosa dell’Africa