Aggiornato il 15/09/26 at 11:51 am
di Shorsh Surme ————Lo Stretto di Hormuz non è più soltanto una via navigabile strategica tra Iran e Oman, attraverso la quale transitano petroliere e navi cariche di gas dirette dal Golfo Persico verso i mercati internazionali. Nel conflitto in corso, che vede contrapposti l’Iran da una parte e Stati Uniti e Israele dall’altra, questo passaggio marittimo si è trasformato in uno dei punti nevralgici più pericolosi al mondo, con ripercussioni che si estendono ben oltre il Medio Oriente, coinvolgendo Cina, Russia ed Europa.
La battaglia per Hormuz non riguarda soltanto la libertà di navigazione: è anche una competizione per il controllo dei flussi di petrolio e gas, delle rotte commerciali e dell’influenza economica, con conseguenze potenzialmente rilevanti sulla configurazione dell’ordine internazionale che emergerà al termine della guerra.
La rilevanza dello Stretto deriva dal fatto che una quota significativa delle esportazioni energetiche mondiali passa attraverso questo corridoio. Prima dello scoppio del conflitto, una media di circa 125 navi mercantili lo attraversava ogni giorno. Con l’attuale crisi, il traffico marittimo è crollato a livelli estremamente bassi.
Secondo gli ultimi dati, durante il fine settimana soltanto quattro navi sono uscite dallo Stretto e dieci vi sono entrate, contro una media di 14 transiti giornalieri registrata nei dieci giorni precedenti. Prima della guerra, i passaggi erano circa 125 al giorno. Il calo non rappresenta soltanto un dato statistico, ma riflette i crescenti timori per la sicurezza delle navi mercantili e delle petroliere.
Per Teheran, lo Stretto di Hormuz rappresenta una delle principali carte strategiche nel confronto con Stati Uniti e Israele. L’Iran non ha necessariamente bisogno di dichiararne la chiusura completa per influenzare i mercati: è sufficiente aumentare i rischi per la sicurezza, colpire le navi o costringere il traffico commerciale a modificare le proprie rotte per far lievitare i costi assicurativi e di trasporto, con conseguenze dirette sui prezzi dell’energia.
Nelle ultime settimane le esportazioni iraniane di petrolio attraverso lo Stretto sono diminuite drasticamente, mentre sono proseguiti gli scontri navali e le pressioni statunitensi sul traffico marittimo.