Aggiornato il 23/09/26 at 02:45 pm
di Shorsh Surme ——–Il prossimo 27 ottobre Israele chiamerà i propri cittadini al rinnovo della Knesset, in un appuntamento elettorale che arriva dopo anni segnati dall’attacco del 7 ottobre 2023, dalla guerra a Gaza e dall’allargamento della crisi regionale. Gli equilibri tra i principali schieramenti rimangono incerti e le rilevazioni pubblicate nelle ultime settimane restituiscono scenari differenti.
Uno dei fattori che sta modificando la mappa politica è il riassetto delle formazioni della destra nazionalista e religiosa. Lo sviluppo più significativo è l’accordo tra il Partito Sionista Religioso, guidato dal ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, e Zehut, guidato dall’ex vicepresidente della Knesset Moshe Feiglin, che hanno deciso di presentarsi con una lista congiunta. L’intesa ha contribuito a rafforzare le prospettive elettorali della formazione, che in alcune rilevazioni viene accreditata di cinque o sei seggi, dopo essere stata in precedenza a rischio di non superare la soglia elettorale.
Anche Potere Ebraico, guidato dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, rappresenta una componente importante del fronte della destra religiosa e nazionalista. I rapporti tra questa formazione e il Likud di Benjamin Netanyahu assumono particolare rilevanza nella costruzione di una possibile coalizione dopo il voto.
Un ulteriore elemento di incertezza è rappresentato dalla formazione guidata dal generale di brigata in pensione Ofer Winter. Alcuni sondaggi l’hanno accreditata di circa quattro seggi, sufficienti per entrare alla Knesset, mentre rilevazioni più recenti la collocano al di sotto della soglia elettorale. Il peso effettivo del partito potrebbe quindi incidere sulla distribuzione dei seggi all’interno del blocco favorevole a Netanyahu.
Sul versante arabo, le diverse formazioni politiche potrebbero assumere ancora una volta un ruolo significativo nella definizione degli equilibri parlamentari. Alcune rilevazioni attribuiscono complessivamente ai partiti arabi un numero di seggi tale da rendere più complessa la possibilità, per i principali blocchi sionisti, di raggiungere autonomamente la maggioranza assoluta di 61 deputati nella Knesset.
A poco più di un mese dal voto, rimane comunque difficile delineare gli equilibri che emergeranno dalle urne. Le rilevazioni disponibili presentano differenze significative: alcune assegnano un vantaggio al fronte contrario a Netanyahu, altre mostrano un equilibrio più serrato tra i blocchi. La frammentazione del sistema politico e la soglia elettorale rendono inoltre particolarmente rilevanti anche piccoli spostamenti del consenso.
Uno dei temi centrali della campagna rimane il 7 ottobre 2023 e la responsabilità politica e istituzionale per le falle che consentirono l’attacco guidato da Hamas contro Israele. Le ricostruzioni pubblicate dai media israeliani e il dibattito sulle responsabilità del governo continuano a rappresentare un elemento di pressione su Netanyahu e sul Likud.
Parallelamente, la sicurezza nazionale continua a occupare una posizione centrale nella campagna elettorale. La guerra a Gaza e gli altri fronti regionali hanno profondamente condizionato il dibattito politico israeliano, con i diversi partiti impegnati a presentare le proprie strategie sulla prosecuzione delle operazioni militari, sulla sicurezza e sul futuro dei territori palestinesi.
La campagna della destra nazionalista e religiosa presenta inoltre posizioni particolarmente dure sulla Striscia di Gaza. Tra le figure più controverse figura Moshe Feiglin, nuovo alleato elettorale di Smotrich, che negli ultimi anni ha espresso pubblicamente posizioni radicali nei confronti della popolazione palestinese e sostenuto la necessità di un controllo israeliano della Striscia.
Il voto del 27 ottobre si svolgerà dunque in un contesto politico profondamente segnato dalle conseguenze del 7 ottobre, dalle guerre degli ultimi anni e dalle divisioni interne alla società israeliana. La capacità dei diversi partiti di superare la soglia elettorale e di costruire successivamente una maggioranza di almeno 61 deputati sarà determinante per la formazione del prossimo governo.