Aggiornato il 01/07/26 at 03:02 pm
di Shorsh Surme – Un commerciante iracheno ha riassunto con amarezza la situazione del Paese: «In molti Stati in via di sviluppo la fame è causata da disastri naturali. In Iraq, invece, è il risultato di disastri provocati dall’uomo: milizie, gruppi armati ed eserciti di occupazione». Le sue parole, riportate da Al Jazeera Net, riflettono una realtà che continua a peggiorare.
Nonostante un bilancio annuale che per il prossimo anno supera i 150 miliardi di dollari, l’Iraq è classificato tra i Paesi che affrontano crisi alimentari prolungate, insieme ad Afghanistan, Corea del Nord e agli Stati più poveri del Corno d’Africa. Una contraddizione che solleva una domanda inevitabile: dove finiscono questi miliardi, mentre quasi sei milioni di iracheni vivono in condizioni di insicurezza alimentare?
La risposta è arrivata da un membro del Parlamento iracheno. In un’intervista televisiva, Jawad al Shuhaili ha denunciato, mostrando documenti ufficiali, che oltre 2.500 persone vicine ai partiti al potere percepiscono pensioni mensili superiori ai 5.000 dollari, mentre la pensione media di un cittadino comune non supera i 300 dollari. Un divario che riflette la profonda ingiustizia sociale che attraversa il Paese.
Secondo i dati del Ministero della Pianificazione, un quarto degli iracheni vive in condizioni di povertà. Mazen Naama, esperto del Ministero, ha spiegato che il tasso di povertà ha raggiunto il 23%, con la maggior parte delle persone indigenti concentrata negli insediamenti informali sorti dopo il 2003 ai margini delle principali città.
Dal 2003 al 2012 l’Iraq ha speso oltre 36 miliardi di dollari per il programma alimentare sovvenzionato. Eppure i cittadini hanno ricevuto soltanto una parte dei prodotti previsti, spesso distribuiti in modo irregolare attraverso il sistema delle tessere annonarie introdotto dopo l’invasione del Kuwait nel 1990. Il programma prevede la distribuzione di nove beni alimentari essenziali a prezzi simbolici, ma la realtà è molto diversa.
«Il cibo in Iraq è diventato un problema», ha dichiarato Ghalib Jawad Dhamad, membro della Camera di Commercio di Baghdad. «I 33 milioni di abitanti ricevono mensilmente riso, farina, zucchero, tè, olio, legumi, latte in polvere per neonati e sapone pagando appena quattro dollari».
Oggi, però, le famiglie irachene ricevono soltanto due o tre dei nove prodotti previsti e sono costrette ad acquistare gli altri sul mercato, dove nel frattempo i prezzi sono aumentati fino a dieci volte. A questo si aggiungono ricorrenti scandali legati all’importazione di tè, riso e olio deteriorati destinati alla popolazione.
La crisi alimentare assume i contorni di una vera emergenza umanitaria. La coordinatrice umanitaria delle Nazioni Unite, Valerie Amos, ha dichiarato che almeno 1,9 milioni di iracheni soffrono di insicurezza alimentare, ai quali si aggiungono altri quattro milioni di persone in condizioni di vulnerabilità. Il dato più allarmante riguarda i bambini: uno su quattro presenta ritardi nello sviluppo fisico e cognitivo a causa della malnutrizione cronica.