GLI USA E IL MEDIO ORIENTE

Aggiornato il 05/01/24 at 11:16 am

di Shorsh Surme –—–L’espressione “Pivot to the East”, resa popolare durante l’amministrazione Obama, indicava la consapevolezza della crescente importanza della Cina e dei crescenti interessi statunitensi in Estremo Oriente, e quindi la necessità di prestare meno attenzione al Medio Oriente e più attentamente calibrare il rapporto con la Cina. L’idea cardine rappresentava il desiderio del presidente Barack Obama di porre fine agli impegni militari statunitensi in Iraq e Afghanistan e dedicare maggiori sforzi diplomatici e risorse alle nazioni del Pacifico. Obama è riuscito a ritirare il grosso delle truppe americane dall’Iraq, ma non è riuscito a fare un simile ritiro dall’Afghanistan; un compito che è stato finalmente ma drammaticamente raggiunto durante i primi mesi dell’amministrazione Biden. Alla fine del suo secondo mandato Obama aveva effettivamente indirizzato più diplomazia verso la Cina e altre nazioni asiatiche, ma non aveva reindirizzato in modo significativo i fondi o gli interventi dal Medio Oriente al Pacifico. In effetti, all’inizio della discussione sul pivoting, i critici sia in patria che in Asia sostenevano che probabilmente gli Stati Uniti non disponevano delle risorse per attuare pienamente il pivot prima di mettere ordine nel proprio sistema finanziario.
D’altro canto l’amministrazione Obama ha messo in campo due grandi sforzi per porre fine al conflitto israelo-palestinese, uno guidato dall’ex senatore George Mitchell nel 2009 e un altro dall’ex segretario di Stato John Kerry nel 2013. Entrambi gli sforzi sono falliti, e in retrospettiva forse giustificano Obama ritiene che si possa guadagnare di più concentrandosi maggiormente sull’Estremo Oriente. L’amministrazione Biden ha scelto di non investire in un nuovo processo di pace in Medio Oriente per i suoi primi tre anni di mandato, nella speranza di dedicare più tempo e risorse all’Estremo Oriente; ma la guerra di Gaza ha recentemente riportato l’attenzione americana al punto in cui era rimasta per decenni.
Paradossalmente i paesi dell’Estremo Oriente, in primis Cina, Corea del Nord (RPDC) e Corea del Sud (RoK), hanno dedicato per ragioni diverse maggiore attenzione economica e diplomatica al Medio Oriente; in sostanza, facendo perno sulla regione. Tutti e tre hanno alzato il livello delle loro interazioni commerciali, soprattutto nel Golfo, ma con diversi gradi di coinvolgimento politico. Dei tre, la Corea del Nord si è posta direttamente nel campo anti-americano, avvicinandosi all’Iran e ai suoi alleati attori non statali. Cina e Corea del Sud, d’altro canto, mantengono relazioni più ampie e hanno almeno la possibilità di perseguire una politica più equilibrata nei confronti degli stessi avversari della regione, che consentirebbe ai due paesi di svolgere un ruolo più diplomatico nel processo.
La Cina in ascesa in Medio Oriente
L’Arab Policy Paper della Cina nel 2016 ha stabilito l’interesse del Paese a sviluppare relazioni a lungo termine con il mondo arabo, basate su interessi comuni e su un’intesa sulle principali questioni politiche. Tra i più importanti c’era e rimane l’enfasi sul diritto dei palestinesi di istituire un proprio Stato sovrano e indipendente con confini precedenti al 1967 e Gerusalemme Est come capitale.