SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI IN SCIOPERO DELLA FAME DA PARTE DELLA COMUNITA’ DEMOCRATICA CURDA IN SVIZZERA

Aggiornato il 07/12/23 at 07:43 pm

di Gianni Satori——————-l 27 novembre era iniziato l’ennesima protesta dei prigionieri curdi, accusati di far parte del PKK e del PAJK, nelle carceri del Kurdistan del Nord (Bakur). E ancora una volta, come spesso in passato, la forma prescelta è quella dello sciopero della fame. Sciopero che dovrebbe protrarsi fino al 15 febbraio 2024.
Due date scelte non a caso. Il 27 novembre 1978 venne fondato il PKK nel villaggio di Fîsê (distretto di Licê, Amed).
Mentre il 15 febbraio è il giorno del sequestro di Abdullah Ocalan e della sua deportazione in Turchia. La loro principale richiesta è appunto la liberazione del “Mandela curdo” (condizione minima indispensabile per una “soluzione politica della questione curda”) rinchiuso nella prigione di massima sicurezza di tipo F dell’isola di Imralî (la “Robben Island” turca) ormai da 25 anni. Inoltre nessuno tra i suoi familiare e avvocati ha potuto visitarlo da ben 32 mesi.
Periodo in cui non si sono avute notizie attendibili sulle sue condizioni di salute.
Il 6 dicembre la protesta dei prigionieri curdi è stata ricordata e rivendicata dalla veglia che dal 25 gennaio del 2021 si svolge ogni mercoledì a Ginevra davanti alla sede svizzera dell’ONU.
Realizzata dai militanti della Comunità Democratica Curda in Svizzera nel contesto della campagna “Dem dema azadiye” (Tempo di Libertà) allo scopo di richiedere sia la scarcerazione di Ocalan, sia la sospensione degli attacchi e massacri operati da Ankara in Kurdistan (nell’assordante silenzio anche dell’ONU).
Mehmet Latif Çelebi, co-presidente del Centro Comunitario Democratico Curdo di Ginevra(CDK-Ge), ha annunciato una marcia di protesta che si svolgerà il 13 dicembre (quarto anniversario della loro iniziativa del mercoledì).
A nome del Gruppo Serhildan (associazione internazionalista di solidarietà con il Rojava presente in Svizzera, Francia e Belgio) Anne Claude ha nuovamente denunciato le condizioni di detenzione in cui versa Ocalan sostenendo che “ormai da tre anni questo isolamento si è trasformato in tortura vera e propria e le preoccupazioni per la sua stessa vita sono ulteriormente aumentate”.