La nuova minaccia dell’ISIL e la crisi umanitaria nel nord-est della Siria: una guerra senza fine

Aggiornato il 15/10/19 at 08:12 pm

di Diego Fiorin —- L’11 ottobre 2019 nella Repubblica araba siriana, una donna e dei bambini siedono sotto un camion mentre persone sfollate da Ras al-Ain arrivano a Tal Tamer, fuggite dalla violenza crescente. Últimas noticias de Naciones Unidas L’intervento dell’esercito turco sul nord-est della Siria è solo l’ultimo capitolo di una lunga e terribile guerra. Il Segretario Generale António Guterres ha chiesto una immediata escalation dei combattimenti. Il 9 ottobre la Turchia ha dato inizio all’operazione “Primavera di Pace”, attaccando il nord-est della Siria. Il conflitto nel Paese mediorientale, che in molti davano per finito, è tornato al centro dell’attenzione internazionale. Le vittime sono ancora i curdi, popolo senza Stato, sacrificati alle logiche geopolitiche delle grandi potenze. Si sta parlando di una guerra che ha generato molte vittime civili e ha provocato lo sfollamento di 160.000 persone in meno di una settimana, inoltre sale la preoccupazione di un ritorno di gruppi affiliati all’ISIL dovuto al rilascio più o meno involontario di membri affiliati catturati dalle milizie curde. Queste le parole rilasciate dal portavoce del Segretario Generale dell’ONU: ”si rileva inoltre con seria preoccupazione che le attuali operazioni militari potrebbero portare al rilascio involontario di persone associate all’ISIL, con tutte le conseguenze che ciò potrebbe comportare”. Non per ultimo, il capo delle Nazioni Unite ha sottolineato la necessità di un accesso umanitario sostenuto e sicuro alle persone bisognose. Ha anche sottolineato che i civili non La protezione immediata dei campi dove risiedono i rifugiati è la priorità per le Nazioni Unite, insieme a garanzie di passaggio sicuro e senza ostacoli per gli sfollati che partono per il capoluogo di provincia, chiamato anche Raqqa, o altre aree. Ha informato l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) che l’insicurezza della regione sta anche avendo un impatto sui servizi sanitari già indeboliti nel nord-est della Siria. Gli ospedali nazionali e gli ospedali dei campi rifugiati sono fuori servizio o offrono servizi limitati.

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