Iraq. Proteste nel centro sud, ‘vogliamo pane, acqua e elettricità’ ‘A 15 anni dalla caduta di Saddam è un disastro’

Aggiornato il 24/07/18 at 11:00 pm

di Shorsh Surme – Il 9 aprile del 2003 una coalizione guidata da Stati Uniti d’America e Regno Unito entrava con le loro colonne armate nella capitale irachena Baghdad attraverso diverse direttrici fino ad arrivare in piazza Tharir. Si tratta della stessa piazza in cui oggi gli iracheni dopo 15 anni manifestano sia per mancanza dei generi di prima necessità, “Pane, acqua ed elettricità”, sia contro l’intero establishment politico che ha dominato il paese dal 2003, certi del fatto che tutti i partiti da allora hanno rubato miliardi di dollari ai popoli dell’Iraq.
Un paese che galleggia sul petrolio e che non riesce a trovare una soluzione nonostante le tecnologie a disposizione.
In questa piazza c’era una grande statua del dittatore Saddam Hussein, il cui abbattimento divenne poi simbolo della fine del tiranno che governò il paese mediorientale per ben 37 anni, durante i quali i popoli dell’Iraq sono stati privati di tutto: della libertà di poter usufruire delle risorse nazionali per il proprio sviluppo, come il petrolio, ma anche dell’aria per respirare.
Saddam Hussein aveva trasformato l’Iraq in un’enorme caserma, ed aveva causato le due guerre, prima quella con l’Iran e poi quella del Golfo, nonché dodici anni di embargo, cose che avevano provocato un esodo massiccio di iracheni all’estero e un milione di morti.
Per chi ha visto da vicino le due guerre, quella Iran-Iraq del 1980-1988 e la guerra del Golfo del 1991, appare chiaro che i veri obiettivi della guerra sono sempre stati nascosti dietro bugie ben progettate che sfruttano la paura collettiva.
Le ferite degli iracheni del centro e del sud sono ancora aperte in assenza di una politica di riconciliazione e di una riattivazione economica che potrebbe consentire di voltare pagina.
Invece la disoccupazione è alla stelle, particolarmente in città come Bassora, che è la terza per grandezza dell’Iraq, ricca di risorse e ospita l’unico porto del paese. Anche se la provincia crea la maggior parte delle entrate nazionali con le sue vaste riserve di petrolio, la gente afferma di vedere pochi benefici e da dieci giorni manifestano per chiedere la fine della corruzione, il miglioramento degli standard di vita e servizi di base come elettricità, acqua e posti di lavoro. Un certo numero di civili sono stati uccisi e molti altri sono stati feriti mentre le proteste si sono rivelate violente. Hanno avuto inizio nella provincia di Bassora, la punta meridionale del paese

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