Iran, il boia continua a uccidere

Aggiornato il 04/05/18 at 07:52 pm


di Farian Sabahi

Mancano pochi giorni all’anniversario della Rivoluzione iraniana del 1979 e le autorità sembrano voler celebrare l’evento in modo macabro: oggi sono stati impiccati due uomini, arrestati durante le proteste del movimento verde e accusati di essere l’uno monarchico e l’altro membro dei mojaheddin del popolo, il gruppo armato d’opposizione alla Repubblica islamica.
Secondo l’agenzia di stampa Isna, Mohammad Reza Ali-Zamani (37 anni) e Arash Rahmanipour (19 anni) sono stati condannati perché “nemici di Dio”, per appartenenza a gruppi armati e per aver cercato di rovesciare la Repubblica islamica.
Di Ali Zamani avevamo sentito parlare a ottobre, quando era stato condannato per aver complottato con i militari americani in Iraq,  prima di tornare in Iran, con l’obiettivo di sovvertire la Repubblica islamica.

Arash Rahmanipour forse è stato condannato per aver legami con l’Anjoman-e Padeshahi-e Iran, un gruppo monarchico fuori legge in Iran. Secondo il suo avvocato avrebbe confessato per timore di ripercussioni nei confronti della famiglia.
Si tratta delle prime condanne a morte legate alle proteste successive alle contestate elezioni del 12 giugno, senza dimenticare però i morti durante le manifestazioni e le persone decedute sotto tortura.

Ufficialmente i morti durante gli scontri con le forze dell’ordine sono stati 30, secondo l’opposizione oltre 70. Alla fine di dicembre, in occasione delle commemorazioni di Ashura, i morti negli scontri erano stati otto. Migliaia di persone sono finite in prigione e ancora 200 attivisti restano in cella.
Fonte: Panorama

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