La Turchia va alle elezioni nel peggior clima possibile: tra arresti arbitrari e massacri dei civili. Ma il primo novembre è anche la giornata internazionale per la ricostruzione di Kobane


di ANDREA SCUTELLA’

ROMA – Tutta la sofferenza, la rabbia, la speranza del popolo curdo si concentra in un giorno: il primo novembre. Il giorno delle elezioni in Turchia, con il partito del popolo diviso in 4 nazioni, l’Hdp – il partito filo-curdo che resta sopra la soglia di….. sbarramento del 10%, togliendo seggi decisivi al partito del presidente – sfida l’Akp di Erdogan, mentre lo stato continua la sua guerra “invisibile” nei confronti della minoranza etnica. Ma è anche il giorno in cui ricorre il primo anniversario della grande mobilitazione per la ricostruzione di Kobane, città simbolo della resistenza curda all’Isis in Siria. La giornata per la ricostruzione di Kobane. Lo scorso anno migliaia di persone sono scese in piazza in 206 città di oltre 40 paesi, per chiedere l’apertura di un corridoio umanitario che permetta l’invio di aiuti. Anche quest’anno nel mondo e in Italia – a Roma, Firenze, Bologna, Pordenone e Torino – tra il 31 ottobre e il primo novembre, i cittadini torneranno in piazza con l’Ufficio per l’informazione sul Kurdistan in Italia (Uiki Onlus) e la Rete Kurdistan Italia, per fare pressione sul governo di Erdogan. A Kobane le unità femminili Ypj combattono al fianco di quelle maschili Ypg contro il cosiddetto “stato islamico” (o IS) mentre la Turchia è accusata dai curdi di sostenerlo segretamente. “I membri dell’IS sono passati indisturbati attraverso il confine turco in Rojava – ha spiegato la rifugiata curda in Italia e presidente dell’Uiki Ozlem Tanrikulu – i loro feriti sono stati curati negli ospedali turchi e lo stato turco attraverso il confine li ha riforniti”. Kurdistan turco, la guerra senza eco. Secondo l’Uiki, dall’affermazione alle elezioni del 7 giugno del partito Hdp, in Turchia i bombardamenti e gli assedi sono costati la vita a oltre 200 persone. Per questo, 450 osservatori internazionali, di cui 55 italiani, sono partiti per monitorare l’andamento delle consultazioni. “Io sono qui dal 21 ottobre – spiega l’avvocato Barbara Spinelli dei giuristi democratici – e la situazione è tesa. Ci sono stati attacchi da parte della polizia ai civili e sono stati distrutti cimiteri. Dodici co-sindaci sono stati arrestati nelle varie municipalità curde, perché scendere in piazza per chiedere la fine delle esecuzioni arbitrarie dei civili viene considerato un atto di supporto al terrorismo”. Arrestati due giornalisti italiani a Silvan. “Ieri ero a Silvan – prosegue Spinelli – dove siamo stati a vedere un’area colpita dalle operazioni di polizia: il quartiere autodifeso. Quando siamo usciti due giornalisti del sito Infoaut sono stati fermati dalla polizia e arrestati con l’accusa di supporto al terrorismo solo per essere entrati nella zona. Sono stati rilasciati la sera, grazie all’intervento degli avvocati curdi”. Nei quartieri autogestiti, riferisce Spinelli, i seggi vengono trasferiti in zone lontane. La delegazione monitorerà la situazione: lei sarà a Cizre, città su cui ha scritto un rapporto impressionante. L’assedio dello stato turco a Cizre: 26 morti. Dal 4 al 12 settembre, il centro sul confine turco-siriano, ha subito il coprifuoco imposto dal governo di Erdogan. “Sono 26 i civili identificati – si legge nel rapporto – che hanno perso la vita per via di ferite mortali inflitte dalle forze dell’ordine statali. Il numero di feriti non è ancora stato identificato, ma parrebbe essere superiore ai 200”. Colpisce il caso di Cemile Cagirgan (13 anni): “La bambina – è scritto – seduta su un muretto di spalle alla strada, cade a terra. La madre capisce che è morta. Viene conservata per 3 giorni nel frigo di casa”, le autorità, infatti, impediscono il trasporto immediato in ospedale. Quel cadavere trascinato da un blindato. C’è anche la storia di Haci Lockman Birlik, 24 anni, cognato della deputata Leyla Birlik, prima ferito e poi finito con 28 proiettili dalla polizia a Sirnak. Su Facebook è stata diffusa la foto del suo cadavere trascinato da un blindato per le strade della città. Le autorità turche hanno smentito seccamente, ma è saltato fuori persino un video girato all’interno del veicolo, dove i poliziotti gridano : “Fanculo tua madre e tua moglie, figlio di una cagna”. Anche il cofondatore dell’Hdp Selhattyn Demirtas ha condiviso l’immagine su Facebook. “Guardate bene questa foto – ha scritto – è stata scattata a Sirnak stamattina. Nessuno la dimentichi, perché noi non dimenticheremo”. http://www.repubblica.it/solidarieta/emergenza/2015/10/30/news/il_kurdistan_nella_morsa_turco-siriana_tra_le_esecuzioni_sommarie_e_la_ricostruzione_di_kobane-126244488/

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