TURCHIA. La Costituzione obbliga due ministri curdi. Nonostante i mal di pancia di Erdogan


di Shorsh Surme

Dopo aver tentato inutilmente di formare un governo di maggioranza con i nazionalisti e con i kemalisti, il premier turco Ahmet Davutoglu ha formato un governo di transizione in vista delle elezioni di novembre, includendovi, secondo quanto……. prevede la Costituzione, tutti i partiti in proporzione ai seggi.
Per la prima volta nella storia della repubblica turca è accaduto che un partito curdo si sedesse al tavolo del consiglio dei ministri, data la clamorosa vittoria del 7 giungo che ha visto il Partito Democratico del Popolo (HDP) superare il 10% dei consensi necessari per entrare in Parlamento.
I due parlamentari curdi entrati nel nuovo governo sono Ali Haydar Konca, chiamato a guidare il dicastero delle relazioni con l’Unione Europea, e Muslum Dogan, divenuto titolare del ministro dello Sviluppo.
Recep Tayyp Erdogan e il suo partito AKP hanno così loro malgrado dovuto condividere il Consiglio dei ministri con il partito HDP, da loro accusato di avere stretti legami con i guerriglieri del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Partiye Krekarani Kurdistan – Pkk), in un momento in cui il conflitto tra la Turchia e il Pkk ha raggiunto picchi di violenza che non si ricordavano dagli anni Novanta.
Erdogan sta tentando in tutti i modi ostacolare la corsa del partito curdo in vista delle elezioni, ma l’impresa appare tutt’altro che scontata, dal momento che i curdi, che rappresentano il 18% della popolazione, non tollerano più di essere considerati cittadini di serie B e di essere sottoposti ad una condizione di inferiorità esasperante dalla politica turca. I curdi sono oggi pronti a votare il loro partito nella speranza di raddoppiare i seggi al parlamento, in modo da costringere Erdogan e i partiti turchi a riprendere il processo di pace, unica soluzione per una convivenza pacifica tra i due popoli. Il co-presidente del partito curdo HDP Selahattin Demirtas ci crede, ed ha affermato che “Io condanno qualsiasi forma di violenza e vorrei che si tornasse subito al tavolo dei negoziati”.
 

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