Iran. Impiccato l’attivista politico curdo Mansur Arvand


di Shorsh Surme

Mentre la comunità internazionale applaude all’accordo raggiunto tra l’Iran e il “5+1” sulla questione nucleare, il regime degli ayatollah continua nell’eliminazione sistematica dei popoli dell’Iran, in primis il popolo curdo……… Infatti, domenica 14 giugno è stata eseguita l’ennesima condanna a morte per impiccagione nel carcere di Urmea: la vittima era un attivista politico curdo, il 39enne Mansur Arvand, accusato di “comportamento ostile a Dio”. Ma Dio non c’entra niente. Dio viene usato strumentalmente per tappare la bocca di milioni di persone che vogliano vivere in libertà.
Mansur Arvand era stato arrestato nel giugno 2011 nella sua casa, e nel settembre 2012 il Tribunale rivoluzionario islamico di Mahabad lo ha condannato a morte, per cui è stato trasferito in una cella di isolamento, dove i prigionieri sono detenuti prima dell’esecuzione: la sua unica colpa era quello di appartenere ad un partito politico d’opposizione curda.
Le autorità hanno rifiutato di consegnare il corpo di Mansur alla sua famiglia per celebrare il funerale. Sirwan Arwand, fratello della vittima, ha cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica circa il processo iniquo e la difficile situazione dei prigionieri politici curdi e non in Iran, i quali spesso vengono torturati e infine giustiziati.
Gli otto milioni di curdi in Iran chiedono la libertà ad un regime che non ha nessun rispetto per l’essere umano; basti vedere le immagini che circolano nella rete di esseri umani penzolanti come spaventapasseri nelle piazze pubbliche delle città iraniane.
L’associazione Iran Human Rights, con sede a Oslo, ha reso noto che 753 persone sono state impiccate in Iran nel 2014 e 406 dell’inizio dell’anno 2015. Questo dato non comprende i detenuti segretamente impiccati e sepolti dal regime: il numero esatto delle esecuzioni si presume essere molto più elevato.

 

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