Obama: “Stiamo fallendo nella lotta all’Isis in Iraq” Dopo la caduta di Ramadi, il governo americano ha deciso di rivedere la strategia militare: si va verso un incremento dei raid


di Paolo Mastrolilli-inviato a new york

La strategia americana contro l’Isis in Iraq non sta funzionando, e lo ha ammesso lo stesso presidente Obama, riunendo ieri il Consiglio per la sicurezza nazionale allo scopo di rivederla. La discussione è…. diventata necessaria dopo la caduta di Ramadi, che la Casa Bianca sulle prime ha cercato di minimizzare come uno degli alti e bassi della guerra, ma in realtà rivela un serio problema nella lotta contro lo Stato islamico.
L’idea originaria di Washington era che per battere Daesh in Iraq servivano due cose: primo, creare un nuovo governo che tornasse ad includere la minoranza sunnita, evitando che si avvicinasse al Califfato; secondo, riaddestrare l’esercito regolare di Baghdad, in modo che cominciasse a combattere sul serio. Gli americani avrebbero aiutato questa operazione con i bombardamenti aerei e l’addestramento delle reclute.
Niente di tutto questi ha funzionato, finora. Il premier sciita al Abadi, che ha preso il posto dello sciita al Maliki accusato di essere nella tasca dell’Iran, non è riuscito a convincere i sunniti che possono fidarsi. Quando il generale Petraeus aveva sconfitto al Qaeda in Iraq, ci era riuscito attraverso la campagna chiamata «Anbar Awakening», ossia il risveglio della regione sunnita dell’Iraq, attraverso il coinvolgimento delle tribù che erano state le colonne del regime di Saddam, ma dopo la sua caduta erano state emarginate e aggredite. Abadi avrebbe dovuto tentare una tattica simile, ma non ha convinto gli abitanti della provincia, che continuano a fidarsi dei terroristi sunniti più che delle milizie sciite. L’esercito regolare, poi, non è tornato ad essere efficiente e coraggioso, ma continua a fuggire davanti all’Isis.
Questi fallimenti hanno imposto la revisione, che è cominciata con la sospensione dei piani per la riconquista di Mosul. Ora Obama chiede al premier al Abadi di includere finalmente i sunniti, armando anche le tribù che intendono resistere a Daesh, invece di limitarsi a chiamare in campo le milizie sciite. Il resto riguarda il coinvolgimento dei soldati americani, almeno le truppe speciali, che potrebbero incrementare i raid come quello lanciato contro Aby Sayyaf, ma anche svolgere un ruolo più attivo per impedire che il Califfo possa puntare su Baghdad.
fonte:la stampa

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