Una finestra sul Kurdistan e sul ruolo delle donne nella cittadella Caritas

Aggiornato il 03/05/18 at 04:39 pm


Dall’osservatorio della cittadella della carità di Termoli, in piazza Bisceglie, uno sguardo a lunga gittata per affrontare il tema delle donne in Medio Oriente e in particolare del popolo Kurdo,…… minoranza sparsa e coscritta sotto altri regimi e Paese, che non riesce a trovare identità di nazione. Dei Kurdi gli italiani seppero di più quando venne ospitato per il tramite di un deputato di Rifondazione il leader de Pkk Ochalan, ma anche per gli eccidi di Saddam Hussein quando il Rais di Bahdad era ancora despota nelle terre delle Mille e una notte.
Donne oggi più che mai assediate dai fuochi incrociati di chi vorrebbe vedere questo popolo scomparire, mentre esso, caparbiamente, si ostina a resistere. È proprio con il loro attivismo e protagonismo, infatti, che le donne kurde di Kobane e Shangal stanno difendendo un modello di società differente, aperto al dialogo interetnico e interreligioso, inclusivo, radicalmente democratico e popolare, confederale.
Un modello al quale lo stesso pontefice, nell’incontro dello scorso 2 marzo con Nechirvan Barzani (primo ministro del governo regionale del Kurdistan iracheno), ha voluto chiaramente esprimere la sua solidarietà e il suo pieno appoggio, sottolineando “come la porta della santa sede è sempre aperta per il Kurdistan, casa di un popolo amico e generoso”.
Testimonianze venute da Soran Ahmad, segretario dell’istituto kurdo, Giovanni La Guardia, esperto della questione kurda, Luca Colliva, archeologo dell’università de La Sapienza.
In apertura dei lavori, coordinati da don Marcello Paradiso, direttore della Caritas diocesana, (in platea c’erano anche il vicesindaco Maricetta Chimisso, il consigliere di minoranza Paolo Marinucci e Nadia Rucci, quale promotrice del ‘Borgo delle donne’, rassegna nel quale l’evento è incastonato) la lettura di parole particolari impresse nel componimento di Guvenda Wek Hevive, Akix, ossia nostalgia, attraverso cui far riflettere i presenti sulla loro diaspora storica.
“Lontana dal mio paese, lontano il mio paese da me. La distanza è il dolore. Io conosco il dolore, ma non posso dirlo con parole. Le parole non vivono come l’albero di mille anni che ho lasciato. Le parole non scorrono come scorre e pulsa nelle vene del mondo il fiume che ho lasciato”. Versi molto significativi, che testimoniano l’amarezza per una Patria solo agognata.
fonte:termolionline

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