Papa Francesco incontra Barzani: “Grato al Kurdistan, la porta del Vaticano è sempre aperta per i curdi”. Renzi: “Apriremo un consolato a Erbil

Aggiornato il 03/05/18 at 04:39 pm


di Giulia Belardelli

“La porta della Santa Sede e del Vaticano è sempre aperta per il Kurdistan”, casa di un popolo “amico” e generoso, per cui Papa Francesco prova un sentimento ben preciso: la gratitudine. È stato un incontro sentito e commosso…. quello di oggi tra il pontefice e Nechirvan Barzani, primo ministro del governo regionale del Kurdistan iracheno. A raccontarne qualche dettaglio all’HuffPost è Rezan Kader, Alto rappresentante del governo regionale del Kurdistan in Italia, anche lei parte della delegazione che ha accompagnato Barzani prima in Vaticano poi a Palazzo Chigi per un vertice con il premier Matteo Renzi. Due appuntamenti significativi che hanno rafforzato ancora di più il legame tra il popolo curdo – in prima fila contro il totalitarismo nero del sedicente Stato islamico – e questa parte di mondo.
Con l’incontro di oggi, Bergoglio ha dato un’investitura simbolica al popolo curdo come capofila della lotta all’Isis, la forza del male che ha costretto moltissime famiglie cristiane – e non solo – ad abbandonare le loro case e vivere da sfollati. Durante il colloquio – spiega Kader – Papa Francesco ha ribadito il suo desiderio di recarsi in Kurdistan, un’intenzione sottolineata anche dal segretario per i rapporti con gli Stati, monsignor Paul Richard Gallagher. “Barzani ha detto al Santo Padre che tutto il popolo curdo, soprattutto i cristiani, ma non solo, lo aspetta”, racconta l’Alto rappresentante del governo regionale del Kurdistan in Italia. “E Bergoglio ha detto che non vede l’ora di andare là”, pur sapendo che al momento è impossibile per ragioni di sicurezza.
“Tra il Santo Padre e il Kurdistan ci sono relazioni molto profonde”, continua Kader. “La Santa Sede guarda con un occhio di riguardo al Kurdistan perché sa che nel nostro territorio i cristiani e tante altre etnie possono vivere in pace e nel rispetto reciproco. Per questo il Vaticano dà molta importanza al Kurdistan come oasi della pace: lo considera un mosaico di etnie e religioni che non deve essere toccato”.
Nei mesi scorsi Beroglio ha lanciato moltissimi messaggi ai cristiani profughi di Erbil, costretti a fuggire dalle loro case sotto la minaccia dell’Isis. “Spero tanto di avere la grazia di venire di persona a visitarvi e a confortarvi”, scriveva in una lettera poco prima di Natale. Oggi, di fronte al premier della regione che ha offerto ospitalità a quelle famiglie, Francesco ha voluto esprimere la sua personale gratitudine. Insieme a un’attestazione di stima e riconoscenza che si sintetizza in una frase: “la porta della Santa Sede e del Vaticano è sempre aperta per il Kurdistan”. Come i curdi hanno accolto i cristiani in un momento di difficoltà estrema, così le porte del tempio della cristianità sono aperte per i “fratelli curdi”.
“Il popolo curdo – spiega Kader – apprezza moltissimo il sostengo morale del Papa. Gli abbiamo chiesto di pregare per noi, di aiutarci, di continuare a nominare il Kurdistan nelle sue preghiere e nei suoi discorsi”. Con la giornata di oggi, Bergoglio ha lanciato un altro ponte verso le popolazioni costrette a fronteggiare la furia omicida dello Stato islamico in Iraq e in Siria, senza dimenticare la Libia. Oltre alla delegazione curda, infatti, il papa ha ricevuto anche i due vescovi francescani rimasti in Libia, Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli, e Sylvester Carmel Magro, vicario apostolico di Bengasi, assieme agli altri vescovi della Conferenza episcopale del Nord Africa, in visita “ad limina apostolorum” in questi giorni in Vaticano.
“Vorrei sottolineare particolarmente il coraggio, la fedeltà e la perseveranza dei vescovi della Libia, così come dei preti, delle persone consacrate e dei laici che restano nel Paese malgrado i molteplici pericoli. Sono autentici testimoni del Vangelo. Li ringrazio vivamente e li incoraggio a perseguire gli sforzi per contribuire alla pace e alla riconciliazione nella regione”, ha detto Francesco nel discorso che ha consegnato ai vescovi della Conferenza episcopale regionale del Nord Africa. Un messaggio sicuramente molto apprezzato da padre Martinelli, che pochi giorni fa – in una toccante intervista al Corriere del Veneto – affermava di “essere pronto a farsi tagliare la testa” pur di non lasciare soli i suoi fedeli a Tripoli.
All’insegna dell’amicizia e della gratitudine si è svolto anche l’incontro tra il primo ministro del governo regionale del Kurdistan e il premier italiano Matteo Renzi. “Ho ricevuto, a Palazzo Chigi, Nechirwan Barzani, primo ministro del Kurdistan Iracheno. Lo avevo incontrato ad Erbil, lo scorso 20 agosto 2014, nel momento di maggiore difficoltà della sua terra, quando le milizie dello Stato islamico sembravano inarrestabili e incontenibili. Ho ancora nel cuore le immagini di Erbil impaurita e gli sguardi dei profughi del campo di Baharka”, scrive su Facebook il presidente del Consiglio. “Ma le donne e gli uomini di questo popolo coraggioso hanno saputo resistere, combattendo per la libertà di tutti”, aggiunge. “Oggi che la situazione è migliorata continuiamo a lavorare insieme. Apriremo un consolato generale ad Erbil e insisteremo nel supporto e negli aiuti”. “Perché la sfida contro il terrore – conclude – si vince ogni giorno, tutti insieme”.
È sempre la signora Kader, presente all’incontro, a raccontarci qualche dettaglio in più. “Renzi ha ricevuto Barzani come si riceve il presidente di un grande Stato: con il tappeto rosso e la bandiera”, spiega l’alto rappresentate del Kurdistan in Italia. “Il governo italiano ha ringraziato i nostri peshmerga e tutto il popolo curdo per ciò che stiamo facendo in prima linea contro l’Isis”. La promessa, aggiunge Kader, è di proseguire con il “sostegno umanitario e militare” al popolo curdo, un sostegno di cui siamo già molto grati. L’Italia, lo ricordiamo, ha messo a disposizione dei combattenti curdi dei razzi anticarro in un momento che la signora Kader definisce “fondamentale”, oltre a una squadra per poter sminare tutto il territorio del Kurdistan liberato da Daesh. In più, ci sono i 270 soldati italiani che sono sul posto per addestrare i combattenti curdi: “i nostri peshmerga sono svegli, imparano in fretta”, si concede un commento la Kader. “Renzi ha spiegato che il sostegno italiano proseguirà perché l’Isis non è nemico solo dei curdi, ma di tutta l’umanità”.  Fonte: http://www.huffingtonpost.it/2015/03/02/papa-francesco-incontra-barzani_n_6786006.html

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