Il Kurdistan vuole l’indipendenza


di Shorsh Surme

Il principio di autodeterminazione dei popoli sancisce l’obbligo, in capo alla comunità degli stati, a consentire che un popolo sottoposto a dominazione straniera (colonizzazione o occupazione con la forza), o facente parte di uno stato che la pratica,….. possa determinare il proprio destino in uno dei seguenti modi: ottenere l’indipendenza, associarsi o integrarsi a un altro stato già in essere, o, comunque, a poter scegliere autonomamente il proprio modello politico.
Infatti, proprio secondo questo principio, i curdi stanno preparando il quadro giuridico nel parlamento regionale del Kurdistan per un referendum sull’autodeterminazione e per decidere se le zone contese fra Baghdad e Erbil debbano unirsi al Kurdistan o rimanere con Baghdad. La cosa interessa in modo particolare la città di Kirkuk e tutte le sue province, che doveva essere risolto da tempo con l’articolo 140 della nuova Costituzione irachena, approvata nel 2007, la quale prevedeva entro il 31 dicembre dello stesso anno l’indizione di un referendum per l’annessione della provincia di Kirkuk alla regione del Kurdistan, cosa che poi non è stata fatta da parte del governo centrale, ignorando completamente la nuova costituzione.
Quasi certamente se venisse tenuto un referendum, tutte le zone contese tornerebbero far parte della loro madre patria, cioè il Kurdistan, perché sono sempre state terre curde. Pochi sanno della politica di arabizzazione e di pulizia etnica praticata da tutti i regimi che si sono succeduti in Iraq. Per la prima volta nel giugno del 1963 il regime baathista di Ali Saleh al-Sa’adi, che appena aveva preso il potere in Iraq, distrusse tredici villaggi curdi vicino a Kirkuk, deportandone l’intera popolazione, come pure di altri trentaquattro villaggi nel distretto di Dubz, sostituendo gli abitanti con gli arabi provenienti dal centro e dal sud dell’Iraq.
Ancora nel 1973 Saddam Hussein diede il via ad una vera e propria politica di arabizzazione delle aree petrolifere della regione curda, proceduta con la creazione di nuovi villaggi interamente arabi e fattorie gestite da arabi, e sono stati praticati soprusi di ogni genere nei confronti della popolazione curda. Questo nonostante la convivenza pacifica da secoli tra tutte le minoranze quali gli assiri, i turcomanni e gli arabi autoctoni, questi ultimi anche ora vorrebbero rimanere e vivere nelle zone sotto controllo dei curdi per via della stabilità garantita, piuttosto che sotto il controllo del governo centrale o sotto delle milizie sunnite dello Stato Islamico.
La domanda chiave è quindi: chi appoggerà l’indipendenza curda? La risposta, purtroppo, è una sola: nessuno. Perché il più delle volte i paesi lontani dal Kurdistan, ma presenti sulla scena internazionale, formalmente hanno approvano e sostenuto l’indipendenza dei curdi, ma nella sostanza hanno continuato ad appoggiare la politica repressiva dei singoli governi spesso con aiuti economici ai vari regimi, nascondendo così le consuete dinamiche dell’imperialismo dietro un intervento indiretto, ma ugualmente efficace.
Nonostante tutto il sogno di vivere in un Kurdistan libero e indipendente rimane inscritto in ogni singolo curdo.
 

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